Giovedì, 15 Aprile 2021
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L'Italia da un 2-0 all'altro, anche la Lituania ko. E Mancini eguaglia Lippi

Non c'è due senza tre. L'Italmancio non si ferma e, sia pure non senza qualche difficoltà, cala il tris di successi (tutti per 2-0) in altrettante partite del girone di qualificazione ai Mondiali in Qatar, battendo la Lituania.

Gli azzurri, in completa tenuta bianca, invertono il trend di rendimento nell'umida serata di Vilnius, toppando il primo tempo e mettendo alle corde gli avversari nella ripresa con 25' irresistibili (almeno per i modesti avversari di questa sera).

Il primo gol arriva dopo soli 2' grazie a Sensi, il raddoppio è di Immobile su rigore in pieno recupero, dopo che il centravanti della Lazio aveva fallito almeno cinque palle-gol ghiottissime. L'Italia costruisce due sole occasioni nella prima parte del match, ma nella ripresa chiama assai spesso a interventi quasi miracolosi il portiere Svedkuskas.

Il gol è lo sblocco naturale di una supremazia totale, ma anche dell'atteggiamento particolarmente rinunciatario della Lituania che non a caso occupa la 129/a posizione nel ranking Fifa. L'Italia rischia anche di essere raggiunta quando un errore di Bastoni (27' st) permette ai lituani di arrivare alla conclusione, ma Donnarumma salva.

La squadra di Mancini resta il bilico sul crinale fino alla fine, quando un fallo di Kazlauskas su Chiesa provoca il rigore. E' il 25° risultato utile di fila (20 vittorie e 5 pareggi) per la Nazionale di Roberto Mancini che raggiunge nei numeri in azzurro Marcello Lippi: anche per il tecnico viareggino 25 risultati utili, ma fra il 2004 e il 2006.

Prossimo obiettivo del 'Mancio' l'alpino Vittorio Pozzo, fermo a 30, fra il 1935 e il 1939. Il ct cambia tutto, o quasi: 10 uomini su 11 rispetto alla vittoriosa sfida di Sofia, con il solo Donnarumma confermato. Cambia anche il modulo: Mancini sceglie il 3-5-2, accantonando per una volta il più collaudato 4-3-3, che riproporrà nella ripresa. Locatelli è il faro del gioco dell'Italia, Lorenzo Pellegrini e il 'guastatore' Pessina sostengono il giocatore del Sassuolo, mentre Bernardeschi a destra ha il compito di creare la superiorità numerica.

La Lituania fa catenaccio e marca a uomo come nemmeno il Milan di Rocco e Viani o l'Inter del 'mago' Herrera. Gli azzurri faticano a trovare la chiave per scardinare il dispositivo difensivo dei padroni di casa che si difendono - in senso letterale - a pieno organico e non potrebbe essere altrimenti, alla luce del divario tecnico con gli avversari.

Ne scaturisce un possesso palla degli azzurri che mai, prima del 40', riescono a creare i presupposti per il gol del vantaggio che, forse, sbloccherebbe la situazione. Gli azzurri bussano alla porta lituana al 40', dopo che Pessina da sinistra serve al centro El Shaarawy che manca, però, l'impatto con il pallone da non più di tre metri dalla porta. Ovvia la sua disperazione. Al 41' conclusione di Emerson, ma il portiere devia in angolo. Troppo poco per un'Italia che, non solo deve vincere, ma è chiamata a segnare il maggior numero di reti. Nella ripresa il ct cambia modulo: riecco il 4-3-3 e il gioco. Dentro Chiesa e Sensi, fuori Pellegrini ed El Shaarawy.

La musica è diversa, il ritmo e il risultato pure. Al 2' Chiesa impegna Svedkauskas e, sugli sviluppi dell'azione, Sensi, firma il vantaggio su passaggio di Locatelli. Al 5' è Pessina a sfiorare il 2-0, impegnando il portiere lituano che si ripete sulla ribattuta di Immobile. La squadra di casa è in affanno, l'Italia della ripresa è un'altra squadra rispetto a quella sbiadita dei primi 47'. Al 10' serve un miracolo di Svedkauskas per ribattere un tiro a colpo sicuro di Locatelli.

Al 19' Immobile raccoglie un retropassaggio sbagliato, ma si fa ipnotizzare dal portiere, che mette in angolo. Il bombardamento degli azzurri esalta il portiere lituano che, tuttavia, è costretto a capitolare per la seconda volta dal dischetto, dopo che aveva negato a Immobile il gol con ogni mezzo. il 2-0 è troppo poco in relazione al numero delle occasioni, ma quel che conta è proseguire nel girone a punteggio pieno. Può bastare, per ora.

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