Giovedì, 12 Dicembre 2019
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DI RICCARDO VESCOVO

Gucciardi: «Sulle pensioni e sui consiglieri ora la Sicilia si allinea all’Italia»

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«Questa manovra produce risparmi per 200 milioni di euro e contiene norme che consentiranno di allineare il pubblico impiego a quelle del resto d’Italia»: lo afferma Baldo Gucciardi, capogruppo del Pd all’Assemblea regionale siciliana.
Doveva essere una finanziaria all’insegna dei tagli: qual è il suo giudizio sulla manovra che è arrivata in Aula?
«È una finanziaria che contiene circa 200 milioni di tagli, anche se io parlerei più di razionalizzazione della spesa più che di tagli. In sostanza si tratta di un riallineamento alla normativa nazionale in diversi settori. Avevamo detto di voler intervenire su settori vitali della pubblica amministrazione, dei comparti produttivi, e lo abbiamo fatto. Questa manovra contiene buone norme che danno risposta a tante istanze. Dalla razionalizzazione del comparto dei forestali a interventi sulle pensioni dei regionali fino a modifiche a compensi e numero degli amministratori locali. Insomma, abbiamo generato risparmi senza incidere sulla carne viva delle persone».
Sui precari, su bacini storici come quello degli ex Pip, cosa è cambiato?
«Sui precari abbiamo confermato quella che è stata la spesa degli anni precedenti, non c’è alcun taglio. Del resto parliamo di redditi di sostegno alle famiglie. In questo ambito più che tagliare si deve razionalizzare e in questi anni il governo ha individuato alcuni soggetti che non rientravano più nei criteri di assegnazione di provvidenze e sono stati esclusi. Nel caso specifico degli ex Pip rimane il tetto dei 40 mila euro di reddito Isee per poter percepire il sussidio e restano comunque esclusi i precari che hanno commesso reati gravi».
Sulle norme che interessano il personale regionale cambierete qualcosa dopo lo sciopero? 
«Non stiamo facendo altro che recepire in pieno la norma nazionale per altro in maniera graduale, più morbida. C’è infatti anche una finestra di pre-Fornero, cosa che non è attribuita a nessun altro comparto. A nostro avviso si tratta di una norma ragionevole. Poi nessuno di noi, neppure i sindacati, ha la verità nelle mani, ma di certo è giusto avviare un allineamento progressivo e graduale di tutti i comparti del pubblico impiego in Sicilia a quello nazionale».
Stesso discorso sul taglio a consiglieri comunali e sindaci?
«Il ddl è stato incardinato in Aula e sarà trattato a seguire la legge finanziaria. Anche in questo caso ci sono diversità che vanno modificate nell’ottica di un ad allineamento alla normativa nazionale. Non è possibile, per fare un esempio, che in una città come Palermo ci siano più consiglieri di Roma piuttosto che di Milano».
Per fare quadrare i conti servono comunque aiuti da Roma. È certo che le somme arriveranno?
«Certamente. Sapevamo che sarebbe stata una manovra lacrime e sangue vista la condizione di recessione che sta incidendo sui redditi delle famiglie. Per questo abbiamo salvaguardato i redditi e optato per una razionalizzazione della spesa. In questo Roma ci ha dato una mano accettando finalmente di interloquire con la Sicilia e dandoci quello che ci era dovuto da tantissimi anni. Non è vero che il governo ha rinunciato a grandi contenziosi, si tratta solo di una piccola parte delle risorse rispetto a quello che ci viene riconosciuto. L’ultima sentenza della Corte Costituzionale vale ad esempio 230 milioni e nel quadriennio la somma cui il governo ha rinunciato è inferiore a quella che ci debbono. Parliamo di più o meno 400 milioni contro gli oltre 500 milioni che ci saranno dati».
In questa trattativa con Roma è sembrato che Pd e Crocetta fossero in competizione per attribuirsi i meriti del successo. Come stanno le cose?
«Il merito è di tutti coloro che si sono battuti per questo obiettivo. Il rapporto tra governo nazionale e Crocetta è sano, corretto, trasparente. Crocetta resta un dirigente nazionale del Pd e un deputato del gruppo che presiedo. I meriti del Pd sono i meriti di Crocetta e viceversa».
Quindi a questo punto l’ipotesi del commissariamento sollevata più volte da Roma è esclusa?
«Noi abbiamo sempre detto che l’ipotesi del commissariamento era inesistente, qualcosa di assolutamente campato in aria. Il lavoro fatto è quello del risanamento e dello sviluppo quindi penso proprio che il rapporto con Roma dopo questa manovra è stato consolidato».
Ma cosa chiedeva il governo nazionale, quali riforme?
«Chiedono semplicemente l’allineamento della Sicilia al resto del Paese. Le pensioni dei regionali si avviano ad essere uguali a quelle degli altri comparti pubblici, il numero dei consiglieri sarà uguale a quello delle città delle altre regioni. Roma è fortemente interessata allo sviluppo della Sicilia perché farebbe da traino all’intero Paese».
In che modo favorire lo sviluppo della Sicilia?
«Stiamo lavorando per costruire la nuova programmazione dei fondi comunitari. Per il resto la legge di stabilità contiene l’impalcatura su cui fondare i nuovi atti di governo. A cominciare ad esempio dal progetto sulle partecipate che nei prossimi giorni il governo porterà in commissione Bilancio e assieme al contributo dei deputati consentirà di intervenire su settori fonte di sprechi e inefficienze. Abbiamo fatto poi grossi investimenti sul turismo e sui beni culturali che riteniamo strategici e inserito tante piccole misure che riguardano ad esempio il settore del marmo, che ha una voce pesante nel’economia siciliana in termini di Pil, esportazione e occupazione potendo contare su migliaia di addetti».
Ma qual è lo stato di salute della maggioranza? Tra riforma delle Province e voto su alcuni emendamenti della finanziaria, il governo è andato più volte ko. 
«Sono situazioni fisiologiche, anche il governo più blindato attraversa questi momenti. Per quanto riguarda la riforma delle Province alla fine è stato bocciato per una distrazione un solo articolo, ma la legge tornerà in Aula subito dopo la finanziaria e si continuerà a lavorare sul testo così come era stato presentato. Purtroppo il nuovo fa paura, ma le riforme si conquistano anche con sofferenza e qualche inciampo».

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