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FINANZIARIA

Tagli ai regionali, non c'è l'accordo: i sindacati confermano lo sciopero. Oggi sit-in a Palermo

PALERMO. È scontro frontale tra governo e sindacati che, alla fine del vertice col presidente Rosario Crocetta confermano lo sciopero dei dipendenti della Regione, il 20 marzo, e la manifestazione di domattina a Palazzo d'Orleans contro le norme della manovra finanziaria su permessi sindacali, mobilità, prepensionamenti, riduzione del salario accessorio e equiparazione del trattamento pensionistico a quello degli statali.

Crocetta aveva tentato una mediazione aprendo alla richiesta dei sindacati di stralciare le norme sui regionali per affrontarle in un testo organico da concertare. Ma a bloccare il tentativo è stato l'assessore all'Economia Alessandro Baccei. «Crocetta l'ha chiamato al telefono davanti alla delegazione sindacale e Baccei ha risposto con un secco non se ne parla proprio», dice Michele Palazzotto della Fp-Cgil. «Una situazione pirandelliana, fanno il gioco del buono e del cattivo: così non va», aggiunge Palazzotto.

Nel frattempo, un gruppo di sindacalisti e lavoratori ha occupato ieri i locali dell'assessorato regionale all'Economia per protesta contro le norme della manovra finanziaria. L'iniziativa proprio mentre il governatore Rosario Crocetta sta incontrando a Palazzo D'Orleans i sindacati della funzione pubblica che hanno già proclamato lo sciopero dei regionali per il 20 marzo.

Malgrado i due giorni di sciopero già proclamati dai sindacati per oggi e venerdì, sono infatti passate in giunta tutte le norme che tagliano i privilegi dei regionali rispetto agli statali. È il cuore della Finanziaria targata Crocetta-Baccei, che ha preso il largo verso l’Ars, dove dovrebbe essere approvata entro fine aprile.

La norma di maggiore peso equipara dal 2016 le pensioni regionali a quelle degli statali eliminando, per chi ancora ne usufruiva, la quota di assegno che si calcola col più vantaggioso metodo retributivo (tarato sull’ultima busta paga e non sui contributi versati). È una misura che riguarda i 7.500 dipendenti assunti prima del 1986, che non erano stati colpiti dai tagli del 2003. Coinvolti anche i dipendenti di Istituti regionali d’arte e professionali, scuole materne e sussidiarie.

La perdita sarà del 20% (mediamente 600 euro lorde al mese) ma se questo personale opterà per il prepensionamento, perderà solo la metà. Il risparmio frutto dell’equiparazione al sistema statale non è stato calcolato ma è stimato fra i 50 e 100 milioni all’anno.

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