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Torna in libertà Pietro Di Vincenzo su istanza della Procura generale

L’ex presidente di Assindustria nissena era agli arresti domiciliari dal 26 gennaio 2012, ma allora a sollecitarlo era stata la difesa
Sicilia, Archivio

CALTANISSETTA. L'imprenditore Pietro Di Vincenzo torna un uomo libero. Sarà sottoposto al solo obbligo di presentazione in questura tre volte a settimana: il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 11. A poco più di un anno dalla concessione degli arresti domiciliari e ad un paio di settimane della condanna in appello a nove anni e mezzo - di cui tre condonati per l'indulto - per estorsione ai suoi dipendenti e intestazione fittizia di beni, è stato rimesso in libertà. È stata la stessa procura generale a chiedere la scarcerazione per l'ex presidente di Assindustria nissena che, dal 26 gennaio dello scorso anno, era detenuto in casa. Richiesta, quella del procuratore generale Roberto Scarpinato, che la corte d'Appello presieduta da Maria Giovanna Romeo (consiglieri Giovanni Carlo Tomaselli e Aldo De Negro) hanno accolto. E ieri stesso è stata emessa dalla Corte l'ordinanza che rende Di Vincenzo un uomo libero. I suoi legali, gli avvocati Gioacchino Genchi e Mirko La Martina, dopo il sofferto ottenimento degli arresti domiciliari, non avevano avanzato alcuna istanza di scarcerazione nei confronti dell'ex presidente regionale dell'Ance. Ora in attesa della Cassazione. «La richiesta - è un passaggio dell'ordinanza dei giudici d’appello - può essere accolta per l'affievolirsi delle esigenze di custodia cautelare». Valutazione, quella della corte d'Appello che s'è fondata su tre punti nodali. Per i giudici, infatti «non sussiste pericolo d'inquinamento probatorio essendosi concluso il giudizio d'appello», lo stesso che il 24 gennaio scorso lo ha visto uscirne con l'affermazione di colpevolezza per avere praticato la «cresta» alla busta paga dei suoi dipendenti e, ancora, per l'intestazione fittizia della «Novacostruzione» alla famiglia Sirugo di Avola.
Altro elemento determinante, per i giudici, perché «appaiono scemate le esigenze cautelari connesse alla reiterazione di reati della stessa indole dato che parte del patrimonio di Di Vincenzo risulta allo stato confiscato e sottoposto ad amministrazione giudiziaria e che durante il periodo di applicazione della misura degli arresti domiciliari, Di Vincenzo - detenuto dal 4 giugno 2010 - è stato ripetutamente autorizzato a compiere atti relativi al mantenimento di relazioni economiche ed a gestire la parte del patrimonio sottratta al provvedimento di confisca».
Ultima considerazione della Corte è legata alla «residua esigenza cautelare può essere soddisfatta con quella dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria con il divieto di espatrio, constatato il comportamento di Di Vincenzo che nel periodo degli arresti domiciliari non ha trasgredito alle prescrizioni imposte». E ieri stesso, nel tardo pomeriggio, l'imprenditore ha beneficiato della scarcerazione.

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