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Il cardinale Romeo: «La pace è un dono Le guerre portano morte e distruzione»

PALERMO. «La pace è un dono. Sia la preghiera che il digiuno sono i cammini che lo preparano». Il presidente della Conferenza episcopale siciliana e arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, stasera, alle 21, presiederà una veglia di preghiera in Cattedrale per la pace in Siria. Così le diocesi siciliane si uniranno al «grido di Pace» di Papa Francesco. E il cardinale Romeo spiega il senso dell'iniziativa lanciata dal Pontefice, che ha invitato a organizzare in tutto il mondo, durante la giornata di oggi, momenti di preghiera e riflessione da affiancare al digiuno: «È così che il Signore può toccare il cuore dell'uomo e costruire sentieri di pace».
IL GRIDO PER LA PACE DI PAPA FRANCESCO STA SCUOTENDO LE COSCIENZE DI MEZZO MONDO, NON SOLO CATTOLICO. QUALE SIGNIFICATO ASSUME IN QUESTO MOMENTO L'INIZIATIVA DEL DIGIUNO E DELLA PREGHIERA ADOTTATA DAL SANTO PADRE?
«Credo che il Papa abbia voluto rivolgere il suo appello non solo ai fedeli cattolici, ma anche a quelli di tutte le altre religioni e agli uomini di buona volontà sul modello di Assisi, dove Giovanni Paolo II nel 1986 convocò i leader di tutte le religioni, per prendere coscienza che in nome di Dio dobbiamo difendere la vita. Quello indicato dal Papa è un impegno ad alimentare la crescita dell'essere umano, che è figlio di Dio. Con la guerra, invece, non si cresce. Già Pio XII, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, disse: “Tutto è perduto con la guerra, niente si perde col dialogo”. E, infatti, abbiamo visto che con la guerra sono andate distrutte città, strutture di rilievo, ma soprattutto qualcosa di più importante: le nuove generazioni. Sotto tanti aspetti. A rimetterci sono sempre i giovani e le persone bisognose, che non hanno nessun riparo e sono più esposte alla violenza. Ecco perché quando si creano sentieri che portano a guerre e distruzioni la Chiesa alza la sua voce. Anzi, davanti ai tamburi di guerra non si stancherà mai di farla sentire la sua voce. Giovanni Paolo II prima della guerra in Iraq intervenne 58 volte per chiedere di fermarla. Le guerre portano morte e distruzione. Ingenti somme spese in armamenti tolgono soldi da impiegare per i più poveri e per i malati dei Paesi africani. Follereau diceva che se avesse avuto a disposizione i soldi necessari per comprare dei bombardieri avrebbe potuto assicurare l'assistenza medica a tutti i malati di lebbra del mondo».
ALL’APPELLO DI PAPA BERGOGLIO HANNO ADERITO PERSONALITÀ DI ALTRE RELIGIONI ED  ESPONENTI DEL MONDO POLITICO. È LA PROVA CHE TRA LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELL’ATTUALE PONTEFICE VI SIA QUELLA DEL DIALOGO?
«La linea del dialogo è sempre costante, perché è ispirata dai valori del Vangelo, che ci parla di perdono e di amore. E senza dialogo non ci può essere né l'uno né l'altro. Anche Giovanni XXIII ha cercato in tutti i modi possibili di trovare strade che portassero alla pace, quando la Russia stava disponendo i suoi armamenti a Cuba. Ha cercato un'interlocuzione con i leader politici, ma non ha mai abbandonato il Rosario. Allo stesso modo si è mosso Giovanni Paolo II, che ha inviato due cardinali, uno da Saddam Hussein e uno alla Casa Bianca, quando si stava per delineare la guerra in Iraq. Anche Francesco non sta separando la preghiera dalla via del dialogo. Adesso, vedendo il deteriorarsi della situazione interna della Siria, il Santo Padre ha scritto ai capi di Stato riuniti a San Pietroburgo. Un gesto volto a ricordare a tutti che la pace è un dono. E come tutti i doni deve essere invocato con grande passione. Dio di fronte a un cuore contrito non indugia a presentare le sue richieste al Padre. Preghiera e digiuno sono i cammini che preparano il dono della pace. Ecco perché l'iniziativa del Papa: perché il Signore possa toccare il cuore dell'uomo. Come diceva il profeta Ezechiele: “Dio toglierà un cuore di pietra e darà un cuore di carne”. Il cuore di pietra è quello legato alla forza, quello di carne, invece, è capace di aprire cammini di conversione e di amore».
CHE VALORE ASSUME IN UN TEMPO COME IL NOSTRO IL DIGIUNO?
«Il digiuno ha un grande valore pedagogico, perché digiunare significa sapere controllare i propri desideri e le proprie passioni. Ciò ci permette di capire come possiamo vivere senza essere continuamente soddisfatti. Noi, come cristiani, dobbiamo sapere rinunciare a qualcosa, controllarci e offrire un sacrificio. Il digiuno, infatti, è espressione di un sacrificio volontariamente determinato e coscienziosamente accettato. Abitua, quindi, al controllo di se stessi».
COME LE SEMBRA CHE ABBIA REAGITO LA GENTE, ANCHE QUI IN SICILIA, ALL’INVITO DEL PAPA?
«Dagli echi che ho avuto dall'ambiente ecclesiale credo che la gente stia rispondendo generosamente. In molti hanno chiesto quali iniziative ha programmato la diocesi per potervi partecipare. E noi abbiamo invitato tutte le parrocchie a organizzare momenti di preghiera, non limitandoci a quello in programma per oggi in Cattedrale. Ci saranno sempre tensioni. Per questo dobbiamo pregare per la pace ovunque e in qualunque momento. Non solo per quella mondiale, ma anche per la pace nelle nostre famiglie, nelle nostre realtà e nelle relazioni umane. Solo un cuore in pace con Dio è in grado di amare i propri fratelli. Così come Gesù ci ha insegnato».
OLTRE ALL’INVITO ALLA PREGHIERA, IL PAPA HA ANCHE INTRAPRESO UN INTERVENTO  DIRETTO PRESSO I CAPI DI GOVERNO DI TUTTO IL MONDO CON IL FORTE MESSAGGIO A  PUTIN, AFFINCHÉ IL G20 SI ADOPERI PER TROVARE UN NEGOZIATO E «SI ABBANDONI OGNI
VANA PRETESA DI UNA SOLUZIONE MILITARE». LA SUA ESPERIENZA DI NUNZIO APOSTOLICO SIA AD HAITI CHE IN COLOMBIA COSA LE DICE CHE ACCADRÀ?

«Che con la guerra non si risolverà nulla. Quando si è pensato di sceglierla per risolvere i problemi sociali, umani e comportamentali, in verità si sono solo aggravati o sono rimasti come del fuoco coperto dalla cenere capace di rinvigorirsi in qualsiasi momento. Da 50 anni in Colombia c'è la guerriglia che semina distruzione e se non si trova una soluzione nel dialogo si continuerà ad uccidere».

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