Giovedì, 02 Dicembre 2021
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La Palermo delle inefficenze e il fallimento della politica

Una città che ormai si attorciglia su se stessa, con i suoi paradossi e le evidenti incapacità amministrative. Il capoluogo è ormai ostaggio delle sue emergenze, prima fra tutte quella della bomba Gesip, che si era innescata più di un anno fa
Sicilia, Analisi e commenti

La «Palermo senza» che si attorciglia su se stessa, coi suoi paradossi che si fanno inefficienze (troppo personale ma servizi alla paralisi) e con le incapacità amministrative - a tutti i livelli - che divampano in emergenze (da almeno un anno la bomba Gesip era innescata e si è rimasti inermi finchè è esplosa), merita tre puntualizzazioni.



La prima. Sulla gestione del precariato e delle conseguenti stabilizzazioni, siamo non a un fallimento politico, ma al fallimento della politica. Tutta. Da generazioni. Sul rapporto fra esigenze della pubblica amministrazione ed esigenze occupazionali non si è mai fatta una valutazione seria, l’assistenzialismo nudo e crudo ha sempre prevalso sui reali fabbisogni. E da tempo i nodi sono venuti al pettine, finendo per disintegrarlo. Nessuno si tiri fuori, non c’è stato governo - centro, destra, sinistra - che non abbia firmato tale modello fallimentare.



La seconda. Per duemila famiglie (anche se il numero andrebbe depurato, al netto delle seconde occupazioni, più o meno regolari) la perdita di un reddito rasenta il dramma, in tempi di crisi come quelli attuali. E di questo non si può non tenere conto. Dunque una soluzione al caso Gesip va cercata e adottata presto. Purchè si sappia che costerà caro: non si può pretendere, oggi meno che mai, che Roma apra ancora i rubinetti. È indispensabile aumentare la produttività. Si perseguitino, nella Palermo priva di bandolo, le sacche di disordine, illegalità e degrado: meno discariche abusive significano meno personale impiegato a rimuoverle, sottopassi sorvegliati significano meno interventi di bonifica, giusto per fare un paio di esempi.



La terza. Questa rigorosa e radicale riforma deve passare attraverso un mutamento del rapporto fra Comune e città: si rifondi il patto fiscale, si dia trasparenza alle spese, si taglino gli sprechi. L’attuale (indecente) politica sarà capace di un tale balzo in avanti?

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