Domenica, 17 Febbraio 2019
MANOVRA

Le imprese criticano il reddito di cittadinanza, Di Maio: "Tifano contro"

E’ ancora muro contro muro tra il M5s e Confindustria sulla manovra del popolo. Viale dell’Astronomia suona un nuovo allarme sul rischio recessione e invoca un grande piano di apertura dei cantieri delle grandi opere per contrastare il ciclo economico che si sta facendo negativo.

E sulle cui prospettive afferma di essere ancora più pessimista della Banca d’Italia: alla crescita ipotetica di 0,6 punti a fine 2019 il presidente Vincenzo Boccia dice infatti di credere "al 70 per cento e solo se vogliamo essere ottimisti». Una previsione del genere, sostiene in un’intervista a La Stampa, sarebbe possibile solo grazie ad una «'economia globale che non rallenta più di quello che immaginavamo e all’aspettativa che il governo attui misure compensative, anzitutto l’immediata attivazione dei cantieri con le risorse già stanziate».

Insomma il rischio di una manovra correttiva resta ancora possibile anche se il vicepremier Luigi Di Maio contesta l'approccio che giudica pessimistico. «C'è tutta una parte di partiti politici e una parte di istituzioni che fanno parte dell’establishment che tifano affinché l’economia italiana vada male e quindi si debba fare una manovra correttiva lacrime e sangue» ribatte. Il governo, spiega, «crede nelle misure approvate": grazie al reddito di cittadinanza e a quota 100 si dovrebbero rimettere in circolazione risorse che faranno
"aumentare l’economia e i posti di lavoro» ripete ormai da giorni. Insomma, «io non so se ci sarà la recessione, ma a maggior ragione se ci dovesse essere, rivendico la scelta di aver già destinato 11 miliardi alla protezione dei più deboli" si difende il vicepremier che torna ad attaccare i proponenti di un referendum contro il reddito di cittadinanza.

«Vogliono fare un referendum? Lo facciamo. Vadano avanti. Avere tra i promotori Renzi e Boschi, gli porterà sicuramente fortuna» ironizza il capo politico dei 5 Stelle.  Ma il fronte contrario alla manovra, soprattutto alla misura sul reddito, è sempre più compatto. Matteo Renzi continua a bollare il reddito come un’"elemosina», Renato Brunetta difende Banca d’Italia e rimprovera il giovane vicepremier: «se capisse qualcosa di economia e sapesse leggere attentamente l’analisi fatta», «vedrebbe che questa è stata molto benevolente con il Governo, nell’esprimere il suo giudizio» perché vede spazi espansivi legati ad una platea diversa e ad un diverso
moltiplicatore. Fosse per lui e per altri economisti che Brunetta cita ci sarebbe da essere molto più cauti: «l'impatto complessivo della manovra sarà recessivo» è il suo giudizio senza appello.

Di Maio promette intanto la stabilizzazione dei 10 mila 'navigator', i tutor che seguiranno i percettori del reddito per aiutarli a trovare una collocazione lavorativa: un corollario che lo ha già indotto a parlare del più grande piano di creazione di posti di lavoro degli ultimi anni. Pasquale Tridico, professore e consigliere del ministro anche nella messa a punto delle norme sul reddito annuncia a '1/2 in più' un
confronto con la conferenza Stato-Regioni sulla formazione e precisa la norma sull'obbligo di spesa dell’assegno: se non verrà speso nel mese dell’erogazione ci sarà un taglio del 20% dell’importo e la verifica verrà fatta semestralmente. In ogni caso «se non si è speso c'è la riduzione fino al limite massimo di una mensilità».

Sulla manovra interviene anche l’ex ministro del lavoro Elsa Fornero che sempre da Lucia Annunziata sentenzia: il punto critico del 'Decretonè «è l’assenza di uno sguardo rivolto al futuro». Si «sono alimentate tantissime
illusioni, ma tra qualche mese - prevede - faremo i conti con i soldi che mancano»

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