Lunedì, 21 Gennaio 2019

Gli astrofili scoprono un raro pianeta sfuggito agli astronomi

Scienza e Tecnica
Rappresentazione artistica del nuovo esopianeta K2-288Bb (fonte: Nasa Goddard Space Flight Center/Francis Reddy)
© ANSA

Era sfuggito alle ricerche degli astronomi, 'nascosto' com'era tra i dati del telescopio spaziale Kepler della Nasa, ma alla fine è stato scovato dall'occhio attento di centinaia di volontari appassionati di spazio sparsi in tutto il mondo: è il raro pianeta K2-288Bb, posto all'esterno del Sistema solare a 226 anni luce di distanza nella costellazione del Toro. Grande quasi il doppio della Terra, orbita intorno alla sua stella nella cosiddetta zona abitabile, cioè a una distanza tale da consentire l'esistenza di acqua liquida in superficie.

"E' una scoperta davvero entusiasmante per il modo in cui è stata fatta, per la sua orbita temperata e poi perché pianeti di queste dimensioni sembrano essere relativamente poco frequenti", spiega Adina Feinstein, la giovane astrofisica dell'Università di Chicago che ha presentato la scoperta al congresso della Società astronomica americana a Seattle, nonché prima autrice di uno studio in via di pubblicazione su The Astronomical Journal. Nel 2017 il suo gruppo di ricerca aveva già ipotizzato l'esistenza del pianeta, dopo che l'analisi dei dati di Kepler aveva fatto emergere due segnali importanti, ovvero due temporanei affievolimenti della luce emessa dalla stella madre, possibili indizi del transito di un pianeta.

Per averne la certezza, però, bisognava trovare un terzo segnale che confermasse il transito. Le osservazioni di Kepler non sembravano contenerlo, ma questo soltanto perché non erano stati esaminati alcuni dati raccolti dal telescopio nei giorni successivi alle sue manovre di riposizionamento. Recuperati e riletti con l'aiuto di un nuovo software, sono stati affidati ai volontari del progetto di citizen science 'Exoplanet explorers', che aguzzando la vista hanno individuato l'attesissimo terzo transito, che ha dato poi il via ad altre osservazioni incrociate fatte con strumenti come il telescopio spaziale Spitzer della Nasa, il telescopio Keck II alle Hawaii e la missione Gaia dell'Agenzia spaziale europea (Esa).

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