Mercoledì, 16 Gennaio 2019
LA "PARTITA" CONTINUA

Di Maio e Salvini difendono la manovra, ma su quota 100 e reddito di cittadinanza tensioni senza fine

Il giorno dopo, è orgoglio. Luigi Di Maio e Matteo Salvini mettono la faccia sulla manovra, la difendono. Più entusiasta Di Maio, più prudente Salvini, che si dà un "7". Il leader della Lega assicura che "è solo l'inizio". Ma il 2019, visto da ambienti della maggioranza, parte in salita. Sia per gli strascichi che tre mesi di tira e molla e litigi lasciano nel governo. Sia perché quelli che il leader M5s derubrica a "effetti" della legge di bilancio, ossia le norme su "quota 100" e reddito di cittadinanza, sono in realtà una partita tutta nuova, già carica di tensioni. I fronti aperti sono diversi: in manovra ci sono norme volute da M5s che poco piacciono alla Lega e viceversa.

Nicola Morra, presidente pentastellato della commissione Antimafia, lancia l'allarme su una norma leghista per alzare la soglia per l'affidamento diretto di appalti pubblici: "Lavorerò per cambiarla", promette. Mentre in casa M5s cresce in queste ore il timore che gli alleati di governo lavorino per 'cambiare' la misura di bandiera, che Di Maio inserisce nell'elenco delle cose "fatte" ma che deve essere ancora definita nei dettagli e messa nero su bianco in un decreto: il reddito di cittadinanza. "Io ci sto in questo governo finché porteremo avanti più diritti per le persone", dice sibillino Di Maio proprio in riferimento al reddito. E nel M5s c'è chi legge il messaggio come rivolto a chi, anche nella Lega, fin dall'inizio ha frenato sull'assegno a 780 euro per i redditi più bassi. I soldi ci sono e la misura partirà "a marzo", dice Di Maio.

E sul blog M5s compare un calcolo "a prova di studente delle elementari e giornalista" che proverebbe che 7,1 miliardi bastano a coprire la misura. Ma nel governo c'è chi continua a sostenere che sarà difficile far quadrare conti e tempi, dal momento che quei soldi servono anche per pensioni di cittadinanza e centri per l'impiego: si dovrà restringere la platea o rinviare la misura. Dall'opposizione osservano e già gongolano: il governo non durerà, sostengono dal Pd e da Fi a più voci. La campagna elettorale da avversari per le europee, sostengono, allontanerà i due leader. Ma Salvini, che in una "videoconferenza" con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sigla l'accordo sul candidato unico alle regionali in Abruzzo, li liquida con una scrollata di spalle: il governo "dura cinque anni" e a gennaio, annuncia, la Lega riparte su legittima difesa e autonomia per le regioni del Nord.

Ma su entrambi i temi leghisti in casa M5s c'è chi frena. E la partita che, sottotraccia, si sta aprendo sul reddito, promette di infiammare gli animi. Se si sommano le nuove tensioni con i tecnici del Mef, i maldipancia tra i parlamentari M5s e Lega che si sono viste respinte le loro proposte e le ricorrenti voci di rimpasto, l'inizio d'anno s'annuncia intenso. Salvini suona la carica di un "governo con le palle" e annuncia un ribaltone sovranista in Europa. Di Maio arringa i suoi follower col sorriso. Pronto al 'ritiro' natalizio con Alessandro Di Battista, di ritorno dal Sud America. "Dibba" chiama il vicepremier "fratello" e dice di voler tornare a smentire certe "stronzate" su di lui. Ma sulla proposta di Di Maio di fare da 'frontman' alle europee, l'ex deputato per ora non si sbilancia: nonostante le smentite, c'è chi continua a scommettere su di lui per la futura leadership del Movimento.

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