Domenica, 16 Dicembre 2018
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Torna la pace fiscale e taglio alle pensioni d'oro: il Governo riscrive la manovra e chiede la fiducia

manovra, pace fiscale, Sicilia, Politica
Giovanni Tria e Giuseppe Conte

Torna la pace fiscale non come condono ma sotto forma di saldo e stralcio. L’idea da sempre sostenuta dalla Lega viene rilanciata da Matteo Salvini che anticipa l’intenzione di introdurre un’aliquota forfettaria del 15% per le cartelle «da 30 a 90 mila euro» e che per il vicepremier vuol dire liberare «molti piccoli» che non riescono a mettersi in regola con il fisco perché «non hanno il montante».

Una strada che ottiene il placet anche di Luigi Di Maio, che rilancia sulle pensioni d’oro assicurando un taglio fino al 40%. Così il governo, che non ha ancora incassato il primo via libera della Camera sulla manovra, dove è atteso anche il voto di fiducia, è già pronto a riscrivere la legge di bilancio nel secondo giro al Senato dove, tra l’altro, i tempi per l’esame sono stretti. E spunta anche la possibilità di pagare i premi di risultato degli statali in Btp.

Sempre a Palazzo Madama sono attese le misure chiave su reddito e pensioni, dalla riforma della legge Fornero al taglio appunto degli assegni previdenziali più alti. La sforbiciata sarà «tra il 25 e il 40%», dice il leader 5S. Toccare le pensioni d’oro (dai 90 mila euro in su è da sempre l’ipotesi) è da settimane oggetto però di un confronto fra i due alleati di governo, che ora litigano anche sulla nuova ecotassa per le auto. Voluta dai 5S, e inserita in manovra con un emendamento votato anche dai deputati leghisti, si è scontrata con il muro alzato dai costruttori a cui si è aggiunto lo stop firmato da Salvini in persona.

E se il M5s difende la norma a spada tratta e invoca il contratto, Di Maio in serata si schiera a favore, nei fatti, del dietrofront: «Non c'è nessuna tassa alle auto - dice - è un bonus per chi acquista auto che non inquinano». Ma il percorso a ostacoli della legge di bilancio non finisce qui. C'è da risolvere il mancato rifinanziamento per gli orfani di femminicidio, che potrebbe essere corretto: «Il Senato - dice sempre il leader della Lega - potrà migliorare una manovra comunque positiva». E c'è poi il capitolo Roma, per il quale sono in arrivo «stanziamenti importanti», è l’annuncio del sottosegretario Vito Crimi. Raccogliendo l’auspicio del Campidoglio già a ottobre i cinquestelle avevano chiesto senza successo 180 milioni per le buche della capitale.

Ora il leader della Lega annuncia che soldi ne arriveranno, ma saranno destinati alle «metropolitane di Roma e Milano». Il leader M5s si intesta invece il taglio all’editoria che, spiega, sarà "graduale": si parte con una riduzione del 25% nel 2019 per arrivare all’azzeramento del fondo nel 2022.

In attesa di modifiche macro, intanto alla Camera, la manovra che era faticosamente approdata in Aula, è dovuta tornare in commissione Bilancio per un pit-stop: problema di coperture, valutate al ribasso come nel caso dell’aliquota agevolata per le spa che si è scoperto che anziché un milione ne costava 30, e che quindi è stata cancellata. Il nuovo passaggio diventa anche l'occasione per rinnovare per sei mesi la convenzione con Radio Radicale. Ma anche di semplici rimodulazioni o duplicazioni: in tutto una quindicina di emendamenti che però fanno ritardare ancora l’esame da parte l’Assemblea, consentendo probabilmente il primo via libera del Parlamento solo sabato.

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