Giovedì, 13 Dicembre 2018
L'OMBRA DELL'ISIS

Strage a Kabul durante un raduno religioso, 50 morti e 80 feriti per la festa di Maometto

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Kamikaze a Kabul

Le celebrazioni per Maometto in Afghanistan finiscono in un bagno di sangue. Un kamikaze si è fatto largo tra la folla ad un raduno di religiosi, nel centro di Kabul, e si è fatto esplodere, provocando decine di morti e feriti.

I talebani hanno condannato l'attacco, e in effetti l'obiettivo del terrorista suggerisce la responsabilità dell'Isis, che ha colpito in questo modo anche in passato. Le circostanze erano ideali per compiere una strage.

Almeno un migliaio tra studiosi ed esponenti religiosi si erano raccolti in una sala per matrimoni della capitale, per unirsi alla festa celebrata in tutto il mondo musulmano per l'anniversario del nascita del profeta. Il kamikaze si è intrufolato senza problemi, anche perché non era stata richiesta protezione della polizia, ma c'era soltanto sicurezza privata, hanno spiegato le autorità.

Poi si è fatto esplodere, uccidendo almeno 50 persone e ferendone 80, molte delle quali versano in condizioni critiche. L'attentato, condannato dal presidente Ashraf Ghani e dalla missione Onu in Afghanistan, non è stato subito rivendicato, ma gli occhi sono puntati sull'Isis, che lo scorso giugno si era intestato un attacco suicida ad una riunione di esponenti religiosi di spicco a Kabul, che aveva provocato sette morti e venti feriti.

I talebani, invece, hanno condannato la strage di Kabul affermando che i raduni religioni non rientrano tra i propri obiettivi. Sia i talebani che l'Isis vogliono rovesciare un governo accusato di essere un fantoccio guidato dagli Stati Uniti. In nome dell'ortodossia islamica della sharia. Ma il modus operandi dei due gruppi è diverso.

I jihadisti attaccano soprattutto religiosi di minoranza sciita. Per i talebani, la guerra alle istituzioni si combatte soprattutto facendo saltare per aria le forze di sicurezza ed i funzionari governativi. In entrambi casi, la loro forza è cresciuta da quanto nel 2014 la Nato ha concluso la sua missione di combattimento, lasciando sul terreno un contingente internazionale ridotto, a supporto delle forze locali.

Ci sono stati anche segnali positivi, almeno sul fronte diplomatico. I talebani, nella loro componente più moderata, si sono seduti al tavolo con i russi e gli americani, in due round di colloqui che si sono svolti in Qatar, questo mese. Non è stato raggiunto alcun accordo, ma almeno qualcosa si muove.

La violenza, tuttavia, non cessa. Nemmeno le elezioni parlamentari del mese scorso sono state risparmiate, e si sono contate decine di morti in tutto il paese. Soltanto a Kabul, quest'anno, la furia dei terroristi ha provocato quasi 500 vittime. E domani, per l'ennesima volta, in Afghanistan sarà lutto nazionale.

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