Giovedì, 15 Novembre 2018
ELEZIONI USA

Bob Shrum, il prof che lavorò per i Kennedy: "Modi e toni, Trump resta lo stesso"

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Donald Trump
Donald Trump lo ha conosciuto in Francia in tempi non sospetti, quando non lo sfiorava l'idea che potesse diventare presidente degli Stati Uniti. Ammette di avere proprio sbagliato Bob Shrum, accademico, decano delle campagne elettorali dei Democratici, autore di discorsi scritti per Ted Kennedy (il leone del Senato americano), stratega delle campagne Gore-Lieberman nel 2000 e Kerry-Edwards nel 2004.
Shrum oggi è professore di Scienza politica alla Southern University della California ed è ancora un ascoltatissimo "senior advisor", consulente e formatore di giovani aspiranti politici. Di Trump dice che è tutto lì, da sempre. Non cambia linguaggio né modi. Il loro incontro nella lobby di un hotel di Parigi è stato all'insegna di uno scambio impossibile. Shrum gli chiese se fosse intenzionato a visitare il Louvre, la risposta fu in stile:"Andrò perché me lo chiede mia moglie". Era il 1987 e la moglie del tycoon americano era allora la bionda Ivana.
Il modello Trump è adesso alla prova delle elezioni di Mid term. Il presidente spinge ogni giorno per dettare l'agenda politica ai media: l'annuncio plateale della sanzioni all'Iran è forse l'ultimo gesto di una campagna scandita dalla demolizione del passato obamiano. Atti, decisioni colorati da un'enfasi crescente negli ultimi giorni.
L'analista Robert Shrum conferma che la tornata elettorale è disegnata sul dilemma yes Trump, no Trump. "La politica, l'economia, l'occupazione, le tutele assicurative e sanitarie, la questione migratoria, avrebbero dovuto essere i temi del dibattito  - dice - Tuttavia una significativa quota di americani andrà alle urne per esprimersi sul presidente. Molti andranno a votare per dichiarare la loro disapprovazione sul suo operato e sul suo linguaggio". Insomma anche per Shrum è un referendum pro e contro il tycoon. Gli attivisti democratici sperano nell'onda, the wave. Ne hanno fatto cartonati, se ne vedono in diversi comitati elettorali. "È paradossale - dice Shrum ridendoci su  - il rosso è il colore dei Repubblicani".
È un'America al bivio quella che descrive il decano delle campagne kennediane. Il 6 novembre si vota per eleggere 435 membri della Camera dei rappresentanti, la cosiddetta camera bassa che resta in carica per due anni: i Repubblicani sono seduti su 235 scranni, i Democratici sono la minoranza. L'altro ramo del Congresso sarà rinnovato per due terzi. Gli eletti resteranno in carica sei anni: dovranno essere scelti 33 senatori: degli uscenti 23 sono democratici, 8 repubblicani, 2 indipendenti. Shrum ragiona in linea con i sondaggi che vedono i Democratici favoriti nella conquista della "House of representatives".
La californiana Nancy Pelosi, deputata uscente e capogruppo della minoranza, è in predicato per essere la speaker. "La battaglia più avvincente è per il Senato - dice il senior advisor - Ci sono stati che possono fare la differenza, Nevada (dove si punta molto sulla promessa Jackie Rosen schierata contro l'uscente Dean Heller ), Missouri, Montana, Arizona, Texas". Li chiamano 'swing states', stati che possono dare risultati inaspettati: in alcuni di essi la vittoria di Trump nel 2016 ė stata schiacciante. Secondo Shrum in Texas potrebbero andare alle urne 200 mila elettori  in più, mossi dalla scelta anti-presidente. Più in generale i sondaggi dicono che il 46% degli elettori manifesta la volontà di votare contro Trump, per lui si schiera il 28%.
La campagna elettorale è ancora molto aspra, macchiata dal sangue della strage della sinagoga di Pittsburg ordita da un fanatico antisemita nazionalista e dalla spedizione di una sequela di pacchi bomba a cosiddetti 'top democrats', nemici di Trump. "Non so prevedere se questi fatti avranno un peso sulle scelte - dice Shrum - gli elettori potrebbero già avere maturato le loro decisioni e rafforzarle di conseguenza soprattuto fra i democratici". D'altronde il linguaggio di Trump non è cambiato nelle ultime settimane.  L'offensiva sull'Iran e sullo 'ius soli' appare come l'azzardo finale:"Gli importa poco dei toni o di offendere immigrati che hanno servito il paese - si lamenta Shrum - Stati come la California sono cresciuti con e grazie ai latinos. La nostra è la quinta economia del mondo, i programmi di tutela dell'ambiente sono avanzatissimi, resta da superare e affrontare il problema della casa, in strada ci sono ancora troppi homeless".
Il sondaggio più aggiornato di Real Clear Politics dà i Democratici al 49,4 e i Repubblicani al 41,9. Nessun altro sondaggio, fra i più accreditati, prevede una vittoria repubblicana. Bob Shrum attribuisce anche alle donne un ruolo decisivo: "Daranno la spinta che serve per lanciare un segnale a questa amministrazione". Ovviamente l'esperto di campagne elettorali ha lo sguardo lungo e pensa al 2020 quando si tornerà alle urne per il presidente. "L'economia cresce - dice Shrum - ma è  il raccolto di quanto fatto da Barack Obama. Aggiungo che la nostra campagna punta molto su ciò che sta davvero a cuore a buona parte degli americani, la tutela sanitaria, le questioni assicurative". Il professore analizza presente e futuro degli States e non nasconde apprensione per l'Europa dove si vota il prossimo anno. "Sì, sono preoccupato, vedo una decisa virata a destra - ammette - Lo vedo accadere in Italia, un paese che ho visitato molte volte. Ho collaborato con il Partito laburista in Gran Bretagna e vedere come si è arrivati alla Brexit mi turba molto".
Shrum chiude il discorso mettendo l'accento sulla debolezza di leadership. Racconta che dieci anni fa dopo la crisi finanziaria Stati Uniti, Regno Unito, l'Europa misero  in campo investimenti ingenti.  Come dire: altri tempi, il timone americano era in mano a Barack Obama. La domanda del prof è retorica:"Con che leader affronteremmo una crisi analoga, se si dovesse verificare di nuovo?".
La risposta è semplice: se anche dalle elezioni di Mid term uscirà come un'anatra azzoppata, come suol dirsi in America quando un presidente perde consenso nel Congresso, quel leader almeno fino al 2020 sarà Trump. Il tycoon tira dritto e si concede persino di sconfinare nell'estetica del Trono di spade. E pazienza se HBO che produce la mega serie tv, si indigna e protesta per la fotografia usurpatrice del presidente. Ci si può aspettare ancora molto altro. Il 6 novembre si chiuderà una sfida, il giorno dopo si aprirà la battaglia per il secondo mandato.

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