Martedì, 20 Novembre 2018

Bepi Colombo, hi-tech italiano per una missione estrema

Scienza e Tecnica
Rappreentazione artistica della missione <<bepi Colombo (fonte: ESA)
© ANSA

Una tecnologia unica al mondo, capace di far resistere strumenti ad altissima precisione in un ambiente caldissimo, e una grande eredità scientifica: così l’Italia contribuisce alla missione Bepi Colombo, la prima su Mercurio organizzata dalle agenzie spaziali di Europa (Esa) e Giappone (Jaxa). Lo fa con nuovi materiali hi-tech che non temono né il calore né il gelo e quattro strumenti pronti a esplorare un pianeta bizzarro, dalla misteriosa superficie scura, esposto alla fortissima gravità del Sole e dove il ghiaccio d’acqua resiste al calore di una fornace.

“Questa missione è tra i frutti della scuola italiana di planetologia di Angioletta Coradini e delle ricerche sui radar di Giovanni Picardi: entrambi ci hanno permesso di essere presenti in tutte le grandi missioni planetarie di Europa e Stati Uniti”, ha detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston. Accanto all’Asi, il mondo della ricerca è presente con Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf) e università Sapienza di Roma. Importante anche il ruolo dell’industria italiana, con Thales Alenia Space (Thales-Leonardo), che ha coordinato un consorzio di 35 aziende europee per le attività di realizzazione di sistemi di telecomunicazione, controllo termico e distribuzione della potenza elettrica.

Degli 11 esperimenti europei della missione, quattro sono italiani. Isa (Italan Spring Accelerometer), coordinato da è Valerio Iafolla, dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Inaf, raccoglierà dati sulla struttura interna di Mercurio. Sottoporrà la teoria della relatività generale di Einstein lavorando in modo complementare all’esperimento More (Mercury Orbiter Radio science Experiment), coordinato da Luciano Iess, dell’università Sapienza di Roma.Le informazioni sulla gravità, raccolte grazie a un ‘dialogo’ con due grandi antenne a Terra, forniranno anche le prime misure su dimensioni e stato fisico del suo nucleo.
Serena (Search for Exosphere Refilling and Emitted Neutral Abundances), condotto da Stefano Orsini, dello Iaps-Inaf, studierà le interazioni fra la superficie del pianeta e la sua atmosfera, il vento solare e il campo magnetico. Infine Simbio-Sys, coordinato Gabriele Cremonese, dell’osservatorio di Padova dell’Inaf, documenterà con immagini a colori geologia, vulcanismo e tettonica, età e composizione della superficie. Quest’ultimo esperimento, come Isa e More sono stati realizzati con il supporto della Thales Alenia Space.

Attraverso la controllata Telespazio VEGA Deutschland, infine, Telespazio (Leonardo-Thales) ha contribuito al segmento di terra della missione

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