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Brexit: costruttori auto GB varano supporto di emergenza

ROMA - Crescono in Gran Bretagna nel vasto mondo automotive le preoccupazioni per la Brexit, cioè l'uscita dalla UE, che è prevista per il 29 marzo del 2019. A guardare con timore a questa scadenza non solo soltanto i grandi Gruppi che hanno stabilimenti in quel Paese - come JLR, Toyota, Ford, PSA, Nissan, Bmw, Volkswagen e Honda - ma anche una miriade di medi e piccoli costruttori specializzati o produttori di parti e accessori, che nella maggiore parte dei casi occupano meno di dieci persone. Per assistere questo mondo variegato, ma con un peso rilevante sulla filiera automotive e sui fatturati che vengono generati in Gran Bretagna, la Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT) che rappresenta l'industria e il commercio dell'auto ha predisposto una iniziativa - denominata Brexit Readiness Programme - che punta a fornire assistenza legale e professionale in vista della Brexit. Il programma varato dall'SMMT coinvolgerà cinque studi legali e amministrativi per assistere i membri dell'associazione su materie quali accordi commerciali e fiscali al di fuori dell'UE, procedure doganali, adeguamento ai cambiamenti normativi e diritto del lavoro. ''Una forte catena di approvvigionamento locale - ha affermato Mike Hawes, direttore dell'SMMT - è la spina dorsale di qualsiasi settore manifatturiero e quella dell'automotive ha prosperato grazie ai massicci sforzi di riorganizzazione e alla capacità di commerciare liberamente e senza attriti con l'UE''. E prendendo in considerazione anche l'ipotesi di una Brexit senza accordi, Hawes ha detto che ''le conseguenze potrebbero essere devastanti. E in vista della scadenza le aziende dovranno pianificare tutte le eventualità, compresa quella peggiore. Il nostro nuovo pacchetto di supporto cerca di mitigare la minaccia di non avere alcun accordo aiutando le aziende a navigare nelle complesse realtà commerciali di un panorama post-Brexit ''.

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