Martedì, 23 Ottobre 2018

Le vittime di Ercolano vaporizzate in 10 minuti

I 300 fuggiaschi di Ercolano, vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C i cui resti sono stati rinvenuti sull'antica spiaggia, sono morti all'istante e i loro tessuti sono stati vaporizzati in non più di 10 minuti a causa dell'impatto con la nube ardente di gas e ceneri, dalla temperatura di almeno 500 gradi. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Plos One dal gruppo di ricerca dell'università di Napoli Federico II, coordinato dall'antropologo Pier Paolo Petrone e da Claudio Buccelli del dipartimento di medicina legale, in collaborazione con l'archeologo Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano.

"Abbiamo dimostrato in modo definitivo che quelle persone sono morte all'istante, nel momento in cui sono state avvolte dalla nube ardente dell'eruzione, e non per asfissia come si credeva in precedenza", ha detto all'ANSA Petrone. "Le vittime si erano rifugiate nei ripari delle barche dell'antica spiaggia, ma - ha aggiunto - qui sono erano satte uccise dalla nube piroclastica che, dopo aver attraversato velocemente la città, aveva raggiunto la spiaggia".

Due scheletri trovati sull'antica spiaggia di Ercolano (fonte: Petrone et al/PLOS One)

 

Le indagini archeologiche e antropologiche condotte negli ultimi decenni presso l'antica spiaggia di Ercolano hanno riportato alla luce più di 300 vittime. I ricercatori adess hanno ricostruito la morte di queste persone,  sia attraverso lo studio dei resti ossei sia analizzando i numerosi ossidi di ferro rinvenuti sulle ossa e negli strati di cenere. "Le condizioni in cui abbiamo trovato le vittime - ha spiegato Petrone - indicano che quelle persone sono morte appena sono state investite dalla nube di ceneri e gas, come dimostrano i loro crani esplosi per effetto del calore estremo".

La ricerca ha provato inoltre che tessuti e fluidi corporei sono stati vaporizzati subito dopo la morte, come indica il rinvenimento di residui minerali sulle ossa e negli strati di cenere. "Durante gli scavi - ha proseguito l'antropologo - avevamo trovato incrostazioni rossastre sia nella cenere sia sugli scheletri e le analisi biochimiche hanno dimostrato che questi residui sono ossidi di ferro, identificati quali prodotti della degradazione dell'emoglobina umana". La presenza di questi ossidi è la spia che "i tessuti e i fluidi corporei sono stati vaporizzati".

© Riproduzione riservata

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