Lunedì, 24 Settembre 2018
MINISTRO DELL'INTERNO

Salvini frena sull'offensiva ai magistati e torna il sereno nella maggioranza

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Matteo Salvini

«Nessun golpe giudiziario». Alla fine di un lungo chiarimento notturno con Luigi Di Maio, prima confermato da fonti di governo e poi in tarda serata smentito da fonti M5s-Lega, Matteo Salvini spinge il pedale del freno nell’offensiva contro la magistratura. Una correzione pretesa dall’alleato di governo in forte imbarazzo per il violento attacco scagliato dal leader della Lega contro le toghe dopo l'iscrizione nel registro degli indagati per sequestro di persona aggravato per il caso della nave Diciotti.

Un passo indietro che riporta il sereno nella maggioranza e che, dopo le prese di distanza dei 5 Stelle, consente oggi al ministro della Giustizia, il pentastellato Alfonso Bonafede di tirare un sospiro di sollievo. «Mi fa piacere che Salvini abbia precisato che c'è il massimo rispetto per la magistratura» dice il guardasigilli che ieri aveva lanciato l’altolà al leader leghista rimproverandogli i toni da «seconda repubblica».

Bonafede ammorbidisce quindi i toni nei confronti dell’alleato: «il mio non era un attacco a Salvini ma una precisazione. Un ministro ha il diritto di dire che un magistrato sta sbagliando, ma dire che un magistrato sta sbagliando perchè è di destra o sinistra è errato».

Salvini dunque smorza e corregge: «aspetto con totale rispetto, celerità e curiosità le sentenze che mi riguardano» e i magistrati «spero che facciano bene e in fretta» sottolinea dicendosi rispettoso del «lavoro di tutti» anche se sminuisce la portata del fatto in sè. «Non mi tolgono il sonno e vado avanti a lavorare». Anche perché, avverte, il suo obiettivo è di continuare a fare «per almeno 5 anni» il ministro, «senza essere considerato un assassino o un rapitore». E soprattutto di portare la Lega ad «essere il primo gruppo in Europa». Poi assicura di non avere «alcuna intenzione di andare all’incasso adesso. Non guardo i sondaggi ora» dice alludendo ai dati che segnano il sorpasso sul M5s.

Luigi Di Maio, intanto, si è tenuto alla larga da Cernobbio anche per evitare un incontro ravvicinato con il mondo della grande imprenditoria dopo lo scontro con Autostrade, ma presidia il terreno con un’intervista al Sole 24 Ore: «veniamo descritti come quelli contro le imprese e contro l’industria. Non è così" assicura. Con Salvini mantiene le distanze pur rimarcando una sostanziale condivisione programmatica. Dopo il faccia a faccia notturno, il leader M5s punta l’indice contro chi «vuole vedere questo governo cadere», rassicura che con Salvini «quando non siamo d’accordo, io glielo dico e ieri l’ho detto che non deve attaccare i magistrati». Anche perché, gli dà atto, «sulla nave Diciotti la scelta la portiamo avanti tutti insieme, senza perdere la testa, con calma e sangue freddo». Anche il premier Giuseppe Conte lavora per far rientrare le tensioni: «siamo coesi, non scriteriati» e smentisce «fibrillazioni" nell’esecutivo. «Salvini ha chiarito. Questo governo rispetta la divisione dei poteri, ci mancherebbe» promette dopo aver sentito telefonicamente Salvini ed avergli espresso solidarietà per le sue vicende giudiziarie. Ma delle tensioni approfitta invece l'opposizione, da destra e sinistra. Renato Brunetta chiede di "andare a votare il prima possibile». Il segretario del Pd , Maurizio Martina, si dice sdegnato per le provocazioni del ministro dell’Interno: «un insulto agli italiani». Salvini fa spallucce forte del sostegno che gli arriva dai social. Solo nella notte 720 profili, quasi 200 dall’estero, alcuni dei quali pro-Trump, hanno diffuso su Twitter circa 2mila contenuti con l'hashtag #complicediSalvini facendolo spiccare nelle tendenze del social network. «Sapete che con la marea di tweet si stanno arrabbiando in tanti? Ma noi all’odio rispondiamo solo con sorrisi!» replica lui con un tweet. E forse anche con la piazza. Anche se la convocazione di manifestazione della Lega per sostenere il segretario resta sullo sfondo. Tant'è che il presidente del Friuli, Massimiliano Fedriga, precisa: «siamo pronti a scendere in piazza per la campagna elettorale» e non per possibili manifestazioni di protesta.

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