Lunedì, 24 Settembre 2018
DIPLOMAZIA

Scontri in Libia, 61 morti e 159 feriti: accordo con l'Onu per il cessate il fuoco

È salito ad «almeno 61 persone»uccise e 159 ferite, cui si aggiungono 12 «scomparsi», il bilancio di sangue dei nove giorni di scontri fra milizie a Tripoli cui dovrebbe aver posto fine per ora un accordo di cessate il fuoco raggiunto nel tardo pomeriggio. Lo riferisce il sito Alwasat citando Malek Merset, un responsabile del ministero della Salute. Sia tra i morti che tra i feriti ci sono civili, aggiunge il sito senza fornire cifre.

«Sotto gli auspici» dell’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, «un accordo per il cessate il fuoco è stato raggiunto e firmato oggi per porre fine
a tutte le ostilità, proteggere i civili, salvaguardare la proprietà pubblica e privata e riaprire l’aeroporto di Mitiga»: scrive un tweet dell’Unsmil sintetizzando l’intesa raggiunta fra le milizie.

L’intesa «non punta a risolvere tutti i problemi della sicurezza della capitale della Libia: cerca un accordo quadro sul modo di iniziare ad affrontare tali questioni», si afferma in un altro tweet.

«Se tutte le parti daranno prova di un vero e totale rispetto del cessate il fuoco, le Nazioni unite terranno un’altra riunione per esaminare i preparativi di sicurezza della capitale", si legge nel testo di intesa rilanciato dai siti Al-Ahrar e Alwasat.

L’incontro si è svolto a Zauia (Zawiya), ha precisato Alwasat citando un componente del consiglio dei dignitari della città situata una quarantina di chilometri in linea d’aria a ovest di Tripoli.

Intanto l’Unhcr e il ministero dell’Interno libico hanno «organizzato il ricollocamento» in un «centro di detenzione più sicuro» di 800 migranti che erano in pericolo a causa degli scontri fra milizie a Tripoli in quello di Trik al Matar. Lo spostamento è stato segnalato da un messaggio di una fonte ufficiale della sezione libica dello stesso Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Circa la fuga di centinaia di migranti africani dallo stesso centro nei pressi dell’aeroporto segnalata da fonti umanitarie, il testo non conferma né smentisce e si limita ad affermare che «siamo consapevoli delle informazioni secondo le quali rifugiati e migranti collocati al centro di detenzione di Trik Al Matar sono andati via dopo che gli scontri si sono allargati in prossimità del centro» stesso.

Lo spostamento delle «800 persone» è stato organizzato in coordinamento con «il ministero dell’Interno e il Comitato di crisi creato dal viceministro per la migrazione illegale, agenzie Onu e LibAid, partner di Unhcr».

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