Martedì, 20 Novembre 2018

Tumori, un corto a Venezia per parlare di malattia scegliendo di essere felici

 La storia vera di Alessandra, una giovane donna determinata e ambiziosa che improvvisamente poco prima del matrimonio vive il trauma di una diagnosi di tumore al seno con metastasi, ha ispirato un corto presentato al Festival del Cinema di Venezia nella sezione Venice Production Bridge.
    "La notte prima" di Annamaria Liguori è un cortometraggio d'autore dedicato alle donne con tumore al seno metastatico, per la sceneggiatura di Davide Orsini, gli interpreti sono Antonia Liskova, Francesco Montanari, Giorgio Colangeli, Imma Piro, Alessandro Bardani ed Emanuela Grimalda. Il brano musicale "Adesso", parte della colonna sonora del cortometraggio, è interpretato dal cantante Diodato e dal musicista Roy Paci ed è stato in gara al Festival di Sanremo 2018. Un'opera che ha incassato il parere positivo della grande regista Liliana Cavani: "Aiuta a capire che siamo fragili, ha ragionare sui nostri destini umani, dando molta dignità alla malattia".
    Il cortometraggio è liberamente tratto da una delle storie di pazienti raccolte nell'ambito di "Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico", campagna promossa da Pfizer in collaborazione con Fondazione AIOM - Associazione Italiana di Oncologia Medica, Europa Donna Italia e Susan G.
    Komen Italia con l'obiettivo di far conoscere le esperienze delle donne che ogni giorno combattono con grande coraggio contro questa malattia.
    Sono almeno 30.000, in Italia, le pazienti che convivono con il tumore al seno metastatico, persone "invisibili" agli occhi dei media e dell'opinione pubblica, che ancora non trovano l'ascolto e l'assistenza di cui hanno bisogno. La campagna vuole ribadire l'importanza di garantire il diritto alla migliore qualità di vita possibile, l'accesso alle migliori terapie innovative oggi disponibili, la continuità o il reinserimento lavorativo.
    "Ho scritto questo racconto - ha raccontato Alessandra Lo Cascio, la protagonista nella realtà delle storia - per uscire un po' da me e uscire dall'orizzonte che si restringe quando hai questa diagnosi. Mi ha fatto bene perché mi ha fatto tracciare un percorso di risalita. Vedere la mia storia sullo schermo però fa male e fa bene allo stesso tempo, perché tu non vorresti essere li. Ma fa bene parlare, fa bene avere risposte certe, un ascolto e una comprensione da parte degli altri". 
   

© Riproduzione riservata

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