Lunedì, 20 Agosto 2018

Un misterioso segnale dal cuore della Via Lattea

Scienza e Tecnica
Rappresentazione artistica del telescopio spaziale Fermi (fonte: Fermi, NASA)
© ANSA

Un'emissione anomala proveniente dal cuore della Via Lattea è stata registrata dallo strumento italiano Lat (Large Area Telescope) a bordo del telescopio spaziale Fermi, che scruta il cosmo a caccia di raggi gamma: potrebbe nascondere la firma dell'inafferrabile materia oscura, che forma un quarto del cosmo, o di stelle finora sconosciute. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Astronomy e coordinato da Richard Bartels, dell'Istituto di Fisica Teorica dell'Università di Amsterdam, ha tra gli autori anche una ricercatrice italiana, Francesca Calore, del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica francese (Cnrs) e dell'Università francese di Grenoble.

Frutto dell'analisi di otto anni di dati raccolti da Fermi, il segnale è molto energetico, dell'ordine di grandezza di alcuni miliardi di elettronvolt, l'unità di misura dell'energia delle particelle, e proviene dal centro della nostra galassia, dove dimora un buco nero gigante. I ricercatori non sono ancora riusciti a comprenderne l'origine.

Le ipotesi più promettenti sono due: potrebbe essere dovuto, scrivono, a "particelle di materia oscura, o alla presenza nel cuore della Via Lattea di una popolazione sconosciuta di pulsar", stelle di neutroni pulsanti che ruotano molto rapidamente emettendo segnali elettromagnetici a intervalli regolari. Gli astronomi, in base alle analisi dei modelli teorici di distribuzione delle stelle al centro della Via Lattea, sembrano al momento orientati sulla seconda ipotesi, quella di una sorgente astrofisica come le pulsar.

“Da circa un decennio si studiano i fotoni energetici provenienti dal centro della Via Lattea, in particolare un segnale misterioso che inizialmente è stato considerato una possibile spia della materia oscura. Quello che abbiamo fatto con il nostro studio - ha spiegato all’Ansa Francesca Calore - è stato affinare l’analisi con nuovi dati e nuove tecniche d’indagine. In questo modo, abbiamo individuato nel segnale caratteristiche che lo rendono più compatibile a modelli che ne attribuiscono l’origine a sorgenti di tipo stellare, piuttosto che alla materia oscura”, ha rilevato. Queste sorgenti sono molto deboli e quindi non identificabili come singole sorgenti dal telescopio Fermi. “In futuro però - ha chiarito - sarà possibile studiarle con la rete di radiotelescopi più grande al mondo, già in costruzione in Australia e Sudafrica, lo Square Kilometre Array (Ska)”, che dovrebbe vedere la luce nel 2020 e a cui l’Italia partecipa insieme ad altre 11 Nazioni con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Grazie a Ska, ha concluso Calore, “dovremmo essere in grado di individuare, in direzione del centro della Via Lattea, decine di nuove sorgenti di questi segnali gamma”.

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