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Sale la produzione del grano, ma semine al palo e prezzi bassi

E' crisi per il grano duro in Italia, con semine al palo e prezzi ancora al di sotto dei costi di produzione. Criticità anche per la promettente varietà Senatore Cappelli, con dati inferiori alle previsioni che confermano l'incapacità di produrre semi a sufficienza per un mercato in espansione. E' quanto emerge da un'analisi di Cia-Agricoltori Italiani sull'attuale stato del comparto, con un raccolto che si dovrebbe attestare su 4,3 milioni di tonnellate. La situazione per gli imprenditori è ancora complicata, segnala la Cia, che chiede un intervento urgente del ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, per dare risposte concrete ad un comparto, anche a fronte del fallimento di alcuni accordi di settore tanto propagandati.

Nell'attuale campagna gli ettari seminati sono 1,3 milioni, circa gli stessi della precedente. Grazie ad un lieve miglioramento delle rese in alcuni aree, la produzione segna un aumento del 2% con un raccolto che si attesta su 4,3 milioni di tonnellate. Buona la qualità in termini di proteine, ma resta difficile la situazione dei prezzi di mercato che continuano a restare intorno ai 200 euro la tonnellata.

Risultano contraddittorie le notizie dell'import, con un calo dai tradizionali paesi di approvvigionamento come il Canada e mentre si rafforzano Kazakhstan, Stati Uniti e Australia, crescono Messico e Argentina. Dall'Europa arriva dalla Francia un prodotto competitivo per qualità e quantità e a prezzi più contenuti del Durum canadese e questo in contemporanea con la trebbiatura in Italia, che porta un ulteriore compressione sui prezzi all'origine del grano nazionale. Non ultimi, segnala Cia, i dati ancora provvisori dell'entrata in vigore del trattato Ceta che sembra non abbia avuto alcun impatto sull'import di grano duro dal Canada. (ANSA).

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