Martedì, 20 Novembre 2018
SPAZIO

C'è acqua liquida su Marte, la scoperta di scienziati italiani

«Abbiamo scoperto acqua liquida nel sottosuolo marziano», «quello che abbiamo visto non è compatibile con ipotesi che siano diverse dalla presenza di acqua»: è stata annunciata così, oggi, una delle scoperte più affascinanti su Marte. Ha subito fatto il giro del mondo, campeggiando su tutti i siti web, e si deve alla ricerca, alla tecnologia e all’industria italiane.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Science, è stata annunciata presso l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) dai suoi tre protagonisti: Enrico Flamini, che alla fine degli anni '90 ha proposto l’idea del radar con altri colleghi dell’Asi, il responsabile scientifico del radar Marsis Roberto Orosei, dell’Istituto di Radioastronomia dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), ed Elena Pettinelli, che nel laboratorio di Fisica Applicata alla Terra e ai Pianeti dell’Università Roma Tre ha lavorato all’analisi dei dati radar.

Mentre scorrevano le immagini del Polo Sud marziano e delle linee azzurre che indicavano la presenza dell’acqua, i ricercatori spiegavano che sotto un chilometro e mezzo di ghiaccio, nella regione del Polo Sud di Marte chiamata Planum Australe, esiste un lago salato e con i requisiti per ospitare la vita. A indicare la presenza del lago sono stati infatti i dati del radar Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), a bordo della sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e costruito dalla Thales Alenia Space (Thales-Leonardo). Le tracce che individuato hanno mostrato delle somiglianze impressionanti con i laghi nascosti sotto i ghiacci dell’Antartide e della Groenlandia.

«E' una scoperta incredibile», ha commentato il presidente dell’Asi, Roberto Battiston. «Grazie alla tecnologia italiana - ha aggiunto - adesso abbiamo una nuova direzione dalla quale studiare Marte. Siamo nuova orgogliosi del contributo scientifico italiano», ha aggiunto citando il 'papà' del radar Marsis, Giovanni Picardi, morto nell’agosto 2015, poco prima che arrivassero i dati che aveva atteso per tutta la vita. «Tante scoperte - ha detto ancora Battiston - ci stanno indicando che l'acqua nell’universo è più diffusa di quanto possiamo pensare" e senza dubbio capire se l’acqua su Marte sia legata alla possibilità della vita è ormai la chiave per scoprire, nell’universo, che cosa accade in quel periodo ancora oscuro che segna il passaggio dalla non vita alla vita, ha osservato Orosei.

A suggerire che Marte ha avuto un passato nel quale l’acqua era stata abbondante erano stati, nel 1976, i dati delle missioni Viking della Nasa. Da allora ci si domanda che fine abbia fatto l’acqua su Marte e la risposta è arrivata soltanto adesso. «Il grande dilemma era quindi capire dove fosse finita tutta quell'acqua», ha detto Orosei. Adesso la risposta è arrivata ed è già ora di guardare al futuro. Si pensa, ad esempio, di chiedere che la missione venga estesa per capire se ci sono laghi anche in altre zone di Marte. E’ poi in arrivo sul pianeta rosso la missione InSight della Nasa, che tra fine dell’anno e l’inizio del 2019 farà scendere dei termometri nel sottosuolo marziano, fino a cinque metri di profondità. «Ci potrà dire se all’interno di Marte esista una forma di calore: forse l’acqua sotto i ghiacci di Marte potrebbe essere più calda di quanto si pensi», ha detto Flamini. Nel 2020 sarà la volta della missione europea ExoMars, che con il radar a bordo del suo rover raccoglierà nuovi dati sul sottosuolo marziano.

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