Mercoledì, 19 Settembre 2018

"Io, Dio e Bin Laden": Nicolas Cage Don Chisciotte dei nostri tempi al cinema

La vita reale riserva spesso storie tanto folli da sembrare film e Hollywood raramente perde l'occasione per raccontarle. E’ il caso della pazza storia di Gary Faulkner, cinquantenne di Greeley in Colorado, dal look hippie, passato qualche volta per il carcere, disoccupato e spesso senzatetto, arrestato nel 2010 in Pakistan, mentre armato di katana, coltello, pistola e visore notturno, dava la caccia a Bin Laden per conto, diceva lui, di Dio.

Una missione arrivata all’11esimo tentativo che, una volta tornato negli Usa, lo ha reso per un po' una star dei talk show.

A interpretare questo delirante Don Chisciotte dei nostri tempi è Nicolas Cage, mentre Russell Brand è Dio, nella commedia surreale dell’irriverente Larry Charles, in Io, Dio e Bin Laden, in sala dal 25 luglio con Koch Media.
Cosceneggiatore di Seinfeld e regista, fra gli altri, di Borat, Charles ha portato alla storia il suo approccio basato molto sull'improvvisazione in scena.

«Una delle cose che amo di Larry è che per lui non si tratta sempre di commedia - ha spiegato Cage nelle interviste con i media Usa -. Stava veramente cercando anche l’elemento tragico del personaggio». Per l’attore, che con il film torna dopo anni alla commedia, è stato fondamentale incontrare il vero Faulkner: «Ho filmato tre ore di un’intervista che gli ho fatto. La guardavo ogni giorno, c'era molto da tirarne fuori. Gli ho fatto ogni sorta di domanda, sulla sua infanzia, sui suoi obiettivi, la sua missione, come tutto è successo. E lui è sceso nei dettagli sul suo rapporto con Dio. E’ un uomo dall’energia esplosiva, molto eccitabile e non smette mai parlare. Sapevo di dover trasmettere quel tipo di energia, quasi maniacale».

In effetti nel film (basato sull'articolo dedicato a Faulkner nel 2010 da Gq) Gary è in perenne movimento, tra bar e i divani degli amici che lo ospitano. Sopravvive con dei lavoretti soprattutto da carpentiere e deve sottoporsi regolarmente a dialisi per i suoi problemi ai reni. Tutte difficoltà che non lo distraggono dalla missione affidatagli da un Dio volitivo e ironico (Brand): andare in Pakistan a catturare, senza ucciderlo, Bin Laden (che diventerà coprotagonista di altre sue visioni). L’impresa non è facile, ma neanche l’incontro di Gary con una vecchia fiamma, Marci (Wendi Mclendon-Covey), lo ferma: armatosi di katana, comprata in una televendita, si lancia in vari tentativi, dal comprarsi una barca convinto di poter arrivare in Medio Oriente dal Colorado via mare ai litigi con gli addetti dell’aeroporto che non gli consentono di imbarcarsi armato. In Pakistan comunque riesce ad arrivarci, e la Cia inizia a interessarsi a lui.

Il film, che nel racconto risulta spesso sfilacciato e un pò confuso, ruota intorno alla divertente prova istrionica di Cage che rende verosimilmente la personalità di Faulkner. Il vero Gary infatti, si è spesso descritto in tutte le sue contraddizioni: «Sono un pò di tutto - ha detto nell’intervista con Gq - Mi sono fatto di crack, di metanfetamine, di cocaina, d’erba, di tutto quello che si trova. Sono stato in prigione, mi sono ridotto come un relitto, mi hanno picchiato, sparato e accoltellato. La mia storia non comincia qui, ma quando avevo 5 anni e ho tentato di rubare una macchina».

© Riproduzione riservata

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