Giovedì, 15 Novembre 2018
LA STORIA

Thailandia, l'incubo è finito: tutti in salvo i 12 giovani calciatori con l'allenatore

L’incubo ora è davvero finito: i dodici baby calciatori ed il loro allenatore sono usciti dalla grotta dove sono rimasti intrappolati per 18 lunghissimi giorni. Li hanno tirati fuori dopo una corsa contro il tempo, scandita dal rischio di nuove piogge e l’ossigeno che, ora dopo ora, si riduceva pericolosamente. Ma alla fine ce l’hanno fatta. Tutti sani e salvi: gli ultimi cinque sono usciti oggi, raggiungendo i compagni che li avevano preceduti domenica e lunedì in una difficilissima operazione di soccorso, tecnicamente pianificata per poterne portare fuori in sicurezza quattro al giorno.

La loro drammatica avventura, che ha tenuto tutto il mondo con il fiato sospeso, è finita con un boato di gioia quando gli ultimi sono stati riportati in superficie nel tardo pomeriggio. "Abbiamo compiuto una missione che tutti giudicavano impossibile", ha raccontato il capo dei soccorsi. Ed è un’esultanza condivisa dai sub, dalle centinaia di volontari accorsi a dare un mano al campo base della grotta Tham Luang, e in definitiva da tutta la Thailandia.

L’ultima delle tre giornate di recupero del gruppo non ha avuto imprevisti. Poco più di sei ore dopo l’inizio delle operazioni alle 10.08 (un orario probabilmente non scelto a caso, dato che la somma di nove costituisce il numero considerato di buon auspicio in Thailandia) è uscito il primo ragazzo, un lasso di tempo simile a quello di ieri. I successivi due compagni sono riemersi nell’ora successiva, e dopo circa un’ora sono venuti fuori dalla grotta anche l’ultimo compagno e l'allenatore. Come tutti gli altri, sono stati inizialmente curati dai medici all’esterno della grotta, per poi volare in elicottero all’ospedale di Chiang Rai, dove sono tenuti in isolamento per precauzione.

Sono ovviamente debilitati dalla lunga prigionia sottoterra e spossati dalla traversata. «Ma sono fuori pericolo», ha assicurato il governatore Narongsak Osatanakorn, responsabile dei soccorsi, annunciando la conclusione dell’operazione. Per tutto il gruppo la trafila sarà ora la stessa: almeno una settimana in osservazione all’ospedale, una graduale reintroduzione al cibo ordinario con l’obiettivo di ritornare in forze, monitorati costantemente dai medici. Per riabbracciare i genitori dovranno ancora aspettare: i primi quattro, quelli tratti in salvo domenica li hanno già rivisti, ma solo attraverso un vetro.

Il successo di un recupero che solo tre giorni fa sembrava ancora irrealizzabile è stato ben più di un sospiro di sollievo su scala nazionale. Al campo base dei soccorsi, gli ultimi elicotteri a lasciare l’area con i ragazzi sono stati salutati dalla folla in festa, e i volontari arrivati da tutta la Thailandia si sono abbracciati con canti e balli. Nella vicina Mae Sai e a Chiang Rai sono stati segnalati festeggiamenti a colpi di clacson come dopo una vittoria sportiva insperata. In tv e sui social media va in scena l’euforia di un Paese che ha tremato assieme a ogni notizia sui 'cinghialottì giorno dopo giorno, da quando non si sapeva ancora se fossero vivi alla graduale preparazione di un’operazione logistica senza precedenti, estraendo un mare d’acqua con il costante incubo delle piogge monsoniche in arrivo e la possibilità che i ragazzi restassero sepolti vivi per mesi. E festeggia anche il resto del mondo, tra cui molti calciatori e lo stesso Manchester United, che ha invitato i ragazzi salvati (molti dei quali tifano per i Red Devils) a visitare il suo stadio la prossima stagione.

Ma, tra i festeggiamenti e la gioia, nessuno dimentica l’ex Navy Seal Saman Gunan, il volontario morto venerdì scorso durante la fornitura di bombole d’ossigeno in vista del recupero. Ha già ricevuto un funerale reale, diventando un eroe nazionale. E oltre alle famiglie che dopo 18 giorni di tortura emotiva potranno presto riabbracciare i propri figli, da questa incredibile storia di forza di volontà e cooperazione esce vincitrice tutta la Thailandia: per giorni il mondo si è intenerito vedendo la compostezza e la tenacia con cui il Paese ha perseguito l’obiettivo di riportare a casa questi ragazzi, anche quando i giorni passavano e neanche si sapeva se fossero ancora vivi. Ora sono fuori da quella che sarebbe potuta diventare la loro tomba, virtualmente adottati da un intero popolo.

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