Martedì, 16 Ottobre 2018
QUANTITATIVE EASING

La Bce: da gennaio stop all'acquisto di titoli di Stato. Tassi fermi ancora per un anno

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Mario Draghi

La Bce ha deciso: da gennaio, addio al quantitative easing. Gli acquisti di debito pubblico che hanno fatto la differenza per tanti Paesi come l’Italia si dimezzeranno fra ottobre e dicembre per essere azzerati dal 2019 in avanti.
Una decisione carica di conseguenze per i conti pubblici e per lo spazio di manovra sulle spese della politica: viene meno in qualche misura un sostegno per i Paesi ad alto debito, anche se il presidente della BCe Mario Draghi puntualizza che il Qe non sparisce come 'paracadutè disponibile.

L’Italia risparmierà meno in termini di spesa per interessi sul debito pubblico: dagli 83,6 miliardi del 2012 il Qe ha contribuito a tagliarla a 66,5 miliardi nel 2016, un risparmio cumulato di 47,5 miliardi. L'osservatorio sui conti pubblici guidato da Carlo Cottarelli ha calcolato che il rialzo dei tassi costerà quest’anno poco meno di 800 milioni. Ma il conto sarà più salto nel 2019 e arriverà il prossimo anno a 3,7 miliardi. Cambiamenti in vista anche per i tassi d’interesse - quelli ufficiali saliranno solo dopo l'estate 2019 ma sull'interbancario già hanno anticipato la svolta da tempo - e dunque per prestiti mutui, mondo bancario e imprese.

La decisione della Bce arriva alla riunione di Riga, in cui Draghi ha ribadito agli euroscettici d’Italia e degli altri Paesi che «l'euro è irreversibile» pur invitando a non drammatizzare l’esito del voto. Se alcuni economisti si aspettavano solo indicazioni oggi, e un annuncio formale a fine luglio, la tabella di marcia è invece arrivata nero su bianco: "dopo settembre 2018, e in subordine al fatto che i dati in arrivo confermino le stime di medio termine d’inflazione, il tasso mensile degli acquisti netti di titoli sarà ridotto a 15 miliardi fino a fine dicembre 2018, e a quel punto gli acquisti netti termineranno».

Niente scossoni sui mercati: l’euro, contrariamente a quanto ci si sarebbe potuto aspettare, scivola anzi sotto 1,17 dollari perché sui tassi, e sul reinvestimento del capitale derivante dai bond in portafoglio che arrivano a scadenza, la Bce prende più tempo. Ed è lo stesso Draghi a ridimensionare l’impatto epocale dell’addio all’espansione del bilancio della Bce oltre i 4.500 miliardi di euro con 2.000 miliardi di debito acquistato.

La Bce è convinta che la crescita dell’Eurozona abbia fondamentali buoni nonostante la revisione al ribasso delle stime di crescita al 2,1% da 2,4% per il 2018, e nonostante rischi che vanno dalla geopolitica, al protezionismo alla politica, specie l’Italia. Inoltre - ha spiegato il presidente della Bce affiancato dal suo nuovo vice, lo spagnolo Luis De Guindos - il timing annunciato oggi di uscita dal Qe è subordinato al fatto che «i dati in arrivo confermino le stime di medio termine d’inflazione», che invece la Bce ha corretto oggi al rialzo a 1,7% da 1,4% per quest’anno e il prossimo. Vuol dire - spiega lo stesso Draghi - che la Bce mantiene in qualche modo le opzioni aperte e non si lega completamente le mani. E del resto le misure del Qe «non stanno sparendo, restano parte degli strumenti di politica monetaria» che «potranno essere usati in particolari frangenti».

E’ un messaggio rassicurante per quei Paesi - come l’Italia - che dal Qe sono stati in qualche modo protetti dal rischio. Proprio la Penisola, nel 2015, quando il programma fu lanciato - usciva faticosamente dalla grande recessione e come altri paesi faceva i conti con il rischio-deflazione. Il Qe, oltre a stimolare i prezzi, ha creato margini di bilancio tagliando i rendimenti dei titoli di Stato. E ha fatto crollare il rischio-Paese, così come quel 'redenomination risk' (il rischio di uscita dall’euro) sui cui, proprio a proposito dell’Italia, Draghi oggi si è soffermato.

«L'euro è irreversibile» e «non porta beneficio a nessuno metterlo in discussione» è il primo messaggio che il presidente della Bce ha voluto mandare al nuovo esecutivo il cui insediamento è stato segnato dalla polemica sul «piano B» che sarebbe stato nel programma Lega-5 Stelle. Ma fissato questo paletto, Draghi ha invitato a «non drammatizzare» il cambiamento politico inevitabile essendo l’euro la valuta di 19 democrazie, ridimensionando anche lo scossone visto sui mercati durante le difficili consultazioni di fine maggio: la crisi politica italiana «non ha comportato nessun contagio» né ha riportato in auge il 'redenomination risk' degli anni della grande crisi.

Un ramoscello d’ulivo, unito alcuni momenti di ironia ("non c'è nessuna cospirazione sugli acquisti di bond italiani durante la crisi» è la risposta a chi sosteneva che la Bce stesse abbandonando i Btp) e all’esortazione ai politici a usare un "linguaggio» che «non distrugga i progressi che questi Paesi hanno fatto al costo di tanto sacrificio».

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