Venerdì, 19 Ottobre 2018
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Il G7 condanna i dazi di Trump, al vertice Usa più isolati

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Dazi: Juncker incontrerà Trump a G7 prossima settimana

Gli Stati Uniti contro tutti al G7, in uno dei vertici più tesi e controversi dei tempi recenti. I dazi decisi dall’amministrazione Trump, seguendo la politica dell’America First, spaccano i paesi membri con gli Usa completamente isolati. Una spaccatura evidente con il 'sommario degli incontri' diffuso dalla presidenza canadese al termine del vertice: a nome dei ministri delle finanze si afferma che «la collaborazione e la cooperazione» all’interno del forum è messa a «rischio dalle azioni commerciali di altri membri» e si chiede al segretario al Tesoro americano di riferire le preoccupazione e la «delusione» al presidente Donald Trump.

Steven Mnuchin, la voce moderata all’interno della Casa Bianca, difende a spada tratta le scelte presidenziali: lo fa - secondo indiscrezioni - alzando un muro di silenzio di fronte agli attacchi diretti degli alleati intorno al tavolo, per poi dire: «Parlatene con Trump».

In conferenza stampa schiva abilmente il fuoco di fila di domande sui dazi: i Paesi del G7 sono i «nostri alleati più importanti» e nel G7 «ci sono molte aree di accordo. A tutti quelli che hanno parlato del G6 più uno, dico che noi crediamo nel G7» dice.

«Il nostro obiettivo sono scambi commerciali giusti ed equi» aggiunge Mnuchin, mettendo in evidenza come i dazi e le altre scelte dell’amministrazione non vanno lette come gli Stati Uniti che abbandonano l’economia globale.

Ma la rabbia degli alleati è chiara e palese. La reazione dell’Ue «sarà forte» assicura il ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz. «Non vogliamo una guerra commerciale, la palla è agli americani» aggiunge il ministro delle finanze francese, Bruno Le Maire. L’Ue non è «schiava della politica interna statunitense» rincara la dose il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, ribadisce.

La spaccatura del G7 coincide con lo sbarco di Wilbur Ross, il segretario al commercio di Trump, in Cina nel tentativo di persuadere Pechino ad acquistare più beni e prodotti americani così da evitare una 'guerra commerciale' e soprattutto un isolamento completo degli Stati Uniti. «Vogliamo bilanciare il deficit commerciale con la Cina e aprire la strada a cambi strutturali nel Paese: non è una questione solo di acquistare più prodotti» Made in Usa, spiega Mnuchin. Ross incontra il vice premier cinese Liu He, in quello che è il terzo round di trattative fra le due superpotenze mondiali.

La posta in gioco è alta: con i dazi a Ue, Canada e Messico e il possibile scontro con la Cina, a rischio c'è la ripresa economica globale, che procede alla velocità maggiore degli ultimi sette anni. Il pericolo è quello di una brusca frenata con l’inceppamento del motore del commercio, che rischia di ripercuotersi e stravolgere anche gli equilibri geopolitici.

Un banco di prova sarà il G7 dei capi di stato a Charlevoix la prossima settimana: con le difficoltà dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali a raggiungere un accordo in un vertice di scontro aperto, l’appuntamento fra i sette grandi della Terra si presenta tutto in salita. «Non voglio speculare su quello che accadrà al summit» mette in evidenza Mnuchin, senza nascondere che il commercio sarà uno dei temi principali dell’incontro. Gli sherpa continueranno a lavorare nei prossimi giorni per evitare il flop di Charlevoix, dove Trump arriverà con la testa rivolta all’incontro storico con il leader nordcoreano Kim Jong-un in calendario pochi giorni dopo. Un vertice quindi che non sembra iniziare con il piede giusto.

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