Lunedì, 22 Ottobre 2018

Caso Montante, Fava: "Indagine della commissione Antimafia, relazione entro fine anno"

"E' un’indagine urgente, necessaria, indifferibile. Urgente anche nei tempi in cui arriverà alla conclusione. Temiamo che questo sistema Montante, la costruzione di un governo parallelo, non solo del dire ma anche del fare, abbia ancora le sue refluenze all’interno dell’Amministrazione regionale. Abbiamo bisogno di intervenire subito e in profondità".

Lo ha detto il presidente della commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana, Claudio Fava, presentando il calendario dei lavori sul "caso Montante" durante una conferenza stampa a Palazzo dei Normanni, a Palermo.

"Non ci sovrapporremo al sistema giudiziario ma non intendiamo aspettare i tempi della giustizia - ha aggiunto Fava -. I magistrati si interrogano sull'esistenza della fattispecie, noi ci interroghiamo sulla distorsione dei processi politici e di spesa, capire come sia stato possibile, quali conseguenze abbia prodotto, cosa fare perché tutto questo non accada".

Con la consulenza gratuita di Gioacchino Natoli, magistrato da poco in pensione, "diamo la massima disponibilità a lavorare con tempi e ritmi abbastanza serrati: procederemo con due audizioni al giorno il martedì e il mercoledì, probabilmente anche giovedì. Vorremmo arrivare entro la fine dell’anno a una relazione da mettere a disposizione del Parlamento", ha concluso il deputato regionale.

Una dozzina di giornalisti sarà ascoltata dalla commissione regionale Antimafia, che intende capire l'eventuale ruolo che abbiano avuto per agevolare il 'sistema Montante' e gli eventuali benefici che abbiano ricevuto.

Il presidente dell'Antimafia, Claudio Fava, ha fornito in conferenza stampa, a Palazzo dei Normanni, un elenco di nomi, alcuni dei quali compaiono nella informativa che la polizia giudiziaria ha consegnato alla Dda di Caltanissetta e acquisita dalla commissione, mentre altri risultano tra coloro che venivano osteggiati dal 'sistema' dell'ex presidente di Sicindustria, arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

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