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Fondi Ue: Bruxelles li vuole più 'statali' e legati a riforme

BRUXELLES - Fissare dei paletti non più regionali ma nazionali per l'utilizzo dei fondi strutturali europei, così da rendere le norme comunitarie più "flessibili" ma anche sempre più legate alle riforme indicate nelle raccomandazioni ai Paesi membri. Col rischio, temono i ben informati, che ciò porti ad un uso politico della coesione da parte dei governi nazionali. É questo, secondo quanto emerge dai documenti consultati dall'ANSA, lo scenario a cui lavora la Commissione Ue in vista della presentazione delle proposte di regolamento dei fondi strutturali per il 2021-2027, il 29 maggio.

 

L'esecutivo svelerà una bozza di regolamento, di cui l'ANSA ha preso visione, uguale per gli 8 fondi europei a gestione condivisa Ue-Stati nazionali: Coesione, Sviluppo rurale (Fesr), Pesca, Sviluppo regionale, Sociale (Fse), Asilo e migrazione, Gestione delle frontiere, Sicurezza. A questo si aggiungeranno una serie di norme complementari per ogni fondo.

 

L'ANSA ha visto la bozza più recente del regolamento specifico per il Fesr. Il testo non contiene ancora i controversi parametri di assegnazione delle risorse, ma indica che i "criteri di concentrazione tematica" (che in base al Reddito nazionale lordo obbligano i beneficiari a impegnare i soldi per determinate politiche) "non saranno più applicati a livello regionale ma nazionale".

 

 

Gli Stati, e non più le regioni, saranno divisi in tre categorie (Rnl sotto il 75% della media Ue, Rnl fra il 75% e il 100%, Rnl oltre il 100%), e in base a queste dovranno assegnare a livello nazionale un minimo delle risorse Fesr che varia fra il 60% e l'80% all'innovazione e alla transizione energetica, con la possibilità quindi di variare il tasso d'investimento fra i territori.

 

Come si legge nella normativa, la divisione delle regioni in fasce in base al Pil (scese da tre a due), sarà mantenuta solo per determinare l'ammontare delle risorse Ue da destinarvi, senza legarle quindi al loro uso.

 

Il testo indica che gli enti regionali e locali, al pari dei partner economici e della società civile, saranno coinvolti nella creazione di partenariati sulla preparazione e la messa in pratica dei programmi, che toccherà poi agli Stati sottomettere a Bruxelles. L'esecutivo, inoltre, vuole "tenere conto" delle raccomandazioni specifiche per Paese sia per l'approvazione dei programmi, sia nel 2025, per la loro revisione di medio termine.

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