Lunedì, 23 Luglio 2018

I farmaci per l'osteoporosi causano danni alle ossa mascellari?

Salute e Benessere
Giorgio Pagni SIdP
© ANSA

   I farmaci antiriassorbitivi sono farmaci indicati per ridurre il riassorbimento osseo, utile per il trattamento di diverse patologie, prima fra tutte l'osteoporosi.
    La famiglia maggiormente diffusa è quella dei bifosofonati.
    (alendronato, ibandronato, pamidronato, zoledronato,…) ma ne esistono molti altri come il denosumab.
    Analogamente a tutti i farmaci, anche gli antiriassorbitivi presentano possibili effetti collaterali o complicanze. Tra queste una delle più insidiose è l'osteonecrosi delle ossa mascellari. Si tratta di una degenerazione di una porzione di osso che può divenire esposto (spontaneamente o a seguito di normali cure dentarie) e che non guarisce in 6-8 settimane.
    L'osteonecrosi non è necessariamente dolorosa ma può provocare dolore, gonfiore, ulcerazione dei tessuti molli, mobilità dentale e in alcuni casi alterazione della sensibilità. Nei pazienti a rischio, l'osteonecrosi si presenta dopo estrazioni o terapie chirurgiche (ad es. il ricorso agli impianti dentali) oppure in presenza di protesi inadeguate.
    Pertanto per tutti i pazienti in cura con farmaci antiriassorbitivi (persone sopra i 60 anni, donne in postmenopausa,…), per ridurre il rischio di osteonecrosi è importante non avere denti che possano portare a infezioni o necessità di estrazioni o cure complesse. Si consiglia vivamente a coloro che hanno iniziato o debbano iniziare un trattamento con farmaci antiriassorbitivi di sottoporsi ad un attento esame dei propri denti e di risolvere eventuali problemi entro i primi mesi dall'inizio del trattamento. È altresì importante non interrompere una cura con farmaci antiriassorbitivi senza averne discusso preventivamente con il proprio medico curante.
    Ricordiamo che i farmaci antiriassorbitivi rimangono immagazzinati nelle ossa anche settimane o mesi dopo la loro assunzione e alcuni studi riportano la presenza di bifosfonati fino a oltre 10 anni dalla loro somministrazione. L'osteonecrosi potrebbe perciò presentarsi anche dopo lungo tempo dall'interruzione del trattamento.
    Tuttavia è bene evitare allarmismi: la frequenza di osteonecrosi della mandibola relativa all'uso di bifosfonati è relativamente bassa: da meno dello 0,5% in caso di terapia per osteoporosi sale fino al 7% circa in caso di assunzione per prevenzione di neoplasie o terapia antitumorale (mieloma, carcinoma mammario,…). I protocolli di prevenzione e cura dell'osteonecrosi possono assicurare successo nella maggior parte dei casi. 
   

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