Mercoledì, 18 Luglio 2018

Simulata la collisione fra due satelliti - VIDEO

Scienza e Tecnica
Rappresentazione artistica della nube di detriti spaziali generata dalla collisione fra due satelliti nell'orbita terrestre (fonte: ESA/ID&Sense/ONiRiXEL, CC BY-SA 3.0 IGO, CC BY-SA 3.0 IGO)
© ANSA

Simulare le collisioni tra i satelliti in orbita per contribuire a risolvere il problema dei detriti spaziai, ossia delle migliaia di rottami cosmici che hanno cominciato a invadere l'orbita terrestre fin dall'inizio dell'era spaziale, oltre 60 anni fa. E' questo l'obiettivo del progetto dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) coordinato dall'italiana Tiziana Cardone e che vede coinvolta anche l'Italia, con l'universita' di Padova.

 

"Vogliamo capire che cosa succede quando due satelliti collidono", spiega Cardone. "Finora - aggiunge - sono state fatte moltissime ipotesi sull'energia dissipata in queste collisioni, ma non abbiamo solide conoscenze della fisica coinvolta in questi eventi". Per questo, prosegue, "vogliamo essere n grado di visualizzare in dettaglio il modo in cui i satelliti potrebbero andare in pezzi e quanti detriti potrebbero generare".

Questi dati, osserva Cardone, "possono migliorare la qualità dei nostri modelli e delle previsioni". L'energia coinvolta nelle collisioni è infatti notevolmente maggiore rispetto a quella considerata nell'ingegneria che progetta le strutture spaziali, il cui obiettivo principale è garantire la resistenza durante il lancio. Quello delle collisioni nello spazio, osserva la ricercatrice, "è un terreno sconosciuto"

Non aiuta nemmeno il fatto che sono soltanto 4 le collisioni avvenute in orbita finora note: la prima nel 1991 tra il satellite russo Cosmos 1934 e un frammento del satellite Cosmos 926; la seconda nel 1996 tra il satellite francese Cerise e un frammento del razzo Ariane 4; la terza nel 2005 tra lo stadio superiore di un razzo americano e lo stadio di un lanciatore cinese; la quarta nel 2009 tra un satellite Iridium e il russo Cosmos-2251. 

Delle quattro collisioni finora note, "solo una è andata come ci aspettavamo, con entrambi i satelliti che sono andati in pezzi in modo catastrofico, producendo nubi di rottami", commenta Holger Krag, della divisione dell'Esa che si occupa dei detriti spaziali. "Le altre sono andate diversamente, e quindi - rileva - c'è qualcosa che ci sfugge".

Le simulazioni si basano su 2 tipi di software: uno presso l'Istituto Fraunhofer per le dinamiche dell'alta velocità di Monaco; l'altro del consorzio guidato dal Centro studi sulle attività spaziali dell'università di Padova. Vengono utilizzati per due diversi tipi di simulazioni: uno riguarda i materiali con cui sono costruiti i satelliti, con le relative proprietà strutturali e meccaniche, l'altro sulle componenti dei satelliti.

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