Mercoledì, 20 Febbraio 2019
REGIONE

La Finanziaria arriva all'Ars, scure della Presidenza: cancellate 32 norme e spese per 270 milioni

PALERMO. La manovra è arrivata all'Ars. La Presidenza ha cassato diverse norme ritenendole incostituzionali, altre perché la copertura era prevista con fondi interregionali e altre ancora perché non generaliste ma rivolte a privati.
Inoltre su un un ulteriore pacchetto di norme la Presidenza ha invitato la commissione Bilancio a riformulare meglio i testi.

Cancellate 32 norme delle 120 che componevano la manovra fino a ieri. Fra gli articoli cassati ce ne sono alcuni che valevano 273 milioni di spese.

L'aula, semivuota, ha incardinato la manovra poi la seduta sarà rinviata a giovedì per permettere ai deputati di depositare gli emendamenti entro 24 ore.

Lunga l'attesa che ha preceduto l'arrivo in Aula. Nel pomeriggio la commissione Bilancio aveva rispedito all'assessorato all'Economia le carte senza le quali il cammino della legge non può neanche iniziare. Le tabelle che sintetizzano l'aumento della spesa frutto della pioggia di emendamenti approvati in commissione non erano corrette.

LE NORME CASSATE. Sono 32 le norme della legge di stabilità che sono state "cassate" per diversi motivi. Quelle ritenute incostituzionali sono sette; la scure è calata sull'introduzione della figura dell'economy manager nei comuni, sull'esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per i fuoristrada della Protezione civile regionale e per alcuni obblighi a carico delle imprese, sui poteri al governatore di disporre per decreto la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali per cinque giornate all'anno.

No anche all'abrogazione della norma che prevede la gestione pubblica del Parco d'Orleans, alla qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria al personale del corpo forestale e all'affidamento agli uomini delle forze dell'ordine in pensione o ai loro congiunti degli immobili pubblici.

Via dal testo anche l'articolo 88 che prevedeva il "procedimento di indizione dell'istituto del referendum nella Regione siciliana per l'approvazione della proposta di iniziativa popolare".

Diciannove le norme espunte perché la copertura era prevista con fondi extra-regionali, dello Stato e dell'Ue: in questo caso la Presidenza ha suggerito alla commissione di predisporre un'unica norma programmatica. Disco rosso dunque per 20 milioni alla città di Messina per l'attività di ricerca idrica; a 14 milioni per piani regolatori e di utilizzo del demanio marittimo da parte dei comuni; a 10 milioni agli enti locali per l'abbattimento delle barriere architettoniche; ai fondi per l'aeroporto di Comiso; al potenziamento dei presidi ospedalieri nelle zone ad alto rischio ambientale; al fondo di rotazione per la progettazione destinata agli enti locali; ai fondi per il trasferimento dell'area ex Sanderson al comune di Messina; alle risorse per la rimozione dell'amianto; all'agenzia comunale per il risanamento e la riqualificazione urbana di Messina; ai contributi per i rifugi sanitari; ai finanziamenti per gli edifici di culto; ai fondi per l'acquisizione della fornace 'Penna' al patrimonio regionale; alle agevolazioni fiscali per l'innovazione tecnologica; ai contributi per l'utilizzo dei natanti per finalità turistiche.

Stop pure ai fondi che erano destinati al club nautico di Gela e all'associazione sportiva Caltanissetta corse perché destinati a privati. Per cinque norme, la Presidenza dell'Ars ha chiesto al governo e alla commissione Bilancio la riformulazione, senza la quale saranno stralciate dal testo: riguardano i Pip, le zone franche per la legalità, i consorzi agrari, la definizione delle sedi farmaceutiche.

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