Giovedì, 19 Luglio 2018

Vino con zucchero e acqua, il nuovo inganno

VERONA - Dal vino zuccherato a quello annacquato, dal vino in polvere a quello alla frutta ma anche il finto rosato o le imitazioni delle denominazioni più note. Sono solo alcuni dei trucchi consentiti all'estero e smascherati dalla Coldiretti. "Si tratta di pratiche che in Italia sarebbero punite anche come reato di frode ma che all'estero sono invece permesse" sottolinea la Coldiretti nel precisare che "sono aumentate dell'8% le bottiglie straniere di vino e spumante stappate in Italia per un totale di 32,7 milioni di chili nel 2017".

Lo zuccheraggio del vino, spiega la Coldiretti, è ad esempio permesso nell'Unione Europea ad eccezione di Italia Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e in alcune aree della Francia che rappresentano pero' circa l'80% della produzione comunitaria. "Occorre smascherare in etichetta l'inganno dell'aggiunta di zucchero al vino che l'Unione Europea consente ai Paesi del centro e nord Europa cogliendo l'occasione della revisione delle norme" ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta di "un danno per i produttori mediterranei e un inganno per i consumatori che non possono fare scelte consapevoli". Negli Stati Uniti, invece al contrario - riferisce la Coldiretti - è addirittura consentita l'aggiunta di acqua al mosto per diminuire la percentuale di zuccheri secondo una pratica considerata una vera e propria adulterazione in Italia. Miscele di vini da tavola bianchi e rossi per produrre un "finto rosè" vietate in Europa sono possibili invece in Nuova Zelanda e in Australia. "L'ultima frontiera dell'inganno - continua la Coldiretti - è nella commercializzazione molto diffusa, dal Canada agli Stati Uniti fino ad alcuni Paesi dell'Unione Europea, di kit fai da te che promettono il miracolo di ottenere in casa il meglio della produzione enologica Made in Italy, dai vini ai formaggi. Un mercato molto florido per internet dove i rischi riguardano l'utilizzo delle stesse o simili denominazioni o simili per indicare prodotti molto diversi. che - conclude la Coldiretti - complessivamente provocano perdite stimabili in oltre un miliardo di euro sui mercati mondiali alle produzioni Made in Italy".

A rischio 5 miliardi di export di vini italiani per la mancata protezione delle Doc. L'allarme in difesa delle produzioni vitivinicole certificate del Made in Italy è stato lanciato al Vinitaly dalla Coldiretti, secondo la quale "l'accordo di libero scambio con il Canada (Ceta) non protegge dalle imitazioni dall'Amarone all'Ortrugo dei Colli Piacentini insieme a molti altri vini, ma anche quello siglato con il Giappone esclude dalla tutela ben il 95% delle 523 denominazioni di vini riconosciute da Nord a Sud del Paese. E la situazione è ancora piu' preoccupante nella trattativa in corso con i Paesi del Mercosur dotati di un forte potenziale vitivinicolo che già producono copie dei vini italiani, dal Prosecco brasiliano al Bordolino argentino". Secondo la Coldiretti ''la mancata protezione delle denominazioni di vino italiane nei diversi Paesi non solo rischia di favorire l'usurpazione da parte dei produttori locali ma - sottolinea la Coldiretti - favorisce anche l'arrivo su quei mercati di prodotti di imitazione realizzati altrove. A rischio - precisa la Coldiretti - ci sono ben 5 miliardi di valore dell'export dei vini italiani a denominazione di origine ma anche l'immagine del Made in Italy e la reputazione conquistata con il lavoro di generazioni''. L'Unione Europea - precisa la Coldiretti - ha elaborato una lista di sole 30 denominazioni di vino italiano oltre alla Grappa da tutelare, che riflette in buona parte quella dell'accordo con il Giappone e ricomprende il Prosecco, ora peraltro al vaglio dei produttori locali che potrebbero chiedere ai loro Paesi di proporre un'ulteriore taglio alla lista stessa.

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