Lunedì, 10 Dicembre 2018
REGIONE

Portaborse assunti come "colf": dopo 4 anni rispunta il caso all'Ars

PALERMO. All'Ars rispuntano le "colf". O almeno con questa qualifica sarebbero stati assunti alcuni "portaborse" di almeno una ventina di deputati regionali. Una scelta, quella di inquadrare i propri portaborse come collaboratori domestici che era già stata fatta 4 anni fa e che suscitò diverso clamore. E che adesso si ripresenta.

Secondo i sindacati dei servizi, però, questa qualifica non può essere applicati per chi svolge mansioni amministrative. Un’escamotage usato dai parlamentari per pagare meno oneri previdenziali che non è sfuggito alla Corte dei conti che ha già ascoltato in adunanza pubblica i capigruppo dell’Ars senza però entrare nel merito della tipologia contrattuale applicata ai 162 collaboratori, tra cui i cosiddetti «D6» assunti dai deputati grazie a una norma, contenuta nella legge di recepimento del decreto Monti sulla spending review approvata quattro anni fa, scattata all’inizio di quest’anno.

Per i «portaborse» ogni deputato ha disposizione un budget di 58.800 euro all’anno; l’applicazione della norma da parte dei parlamentari, che avrebbero disatteso un decreto della presidenza dell’Ars che fissava alcuni criteri (ma i capigruppo dicono di non esserne mai venuti a conoscenza) e poi l'intervento dei giudici contabili hanno creato il «caso», che ora la Presidenza dell’Ars sta affrontando per cercare di mettere un po' d’ordine assieme agli uffici amministrativi.

L'ipotesi è un emendamento, in fase di scrittura, alla legge di stabilità che il Parlamento deve approvare entro il 30 aprile. Come stortura del sistema, il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, cita il M5s: «Ci sono gruppi parlamentari che hanno utilizzato i 58 mila euro derivanti dalla 'legge Monti' per stipulare contratti semestrali, vedi Cinquestelle. Che senso ha un contratto con scadenza così breve? Neanche il tempo di prendere confidenza con l’ambiente lavorativo e sei già fuori. Sarebbe facile, come fanno i grillini, insinuare dubbi e seminare zizzanie, ricorrendo, come fanno loro, alla demagogia. Ma non scendiamo su questo piano».

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