Lunedì, 10 Dicembre 2018
DALLA SICILIA

Trump "avverte" la Russia e annuncia missili sulla Siria, caccia in volo da Sigonella

WASHINGTON. Gli Stati Uniti sono pronti a sferrare l’attacco in Siria e a punire il regime di Assad, reo secondo la Casa Bianca di usare armi chimiche contro il suo popolo. Al Pentagono si attende ormai solo l’ordine di Donald Trump, che intanto ha avvertito Mosca con una sorta di dichiarazione di guerra via Twitter: «La Russia si prepari, i nostri missili stanno arrivando, belli, nuovi e intelligenti!». Immediata la risposta: «I missili li usino contro i terroristi».  Anche la Sicilia è in parte coinvolta, dato che un P-8A Poseidon numero identificativo 168431 appartenente al VP-16 War Eagles, è decollato due volte nelle ultime dieci ore da Sigonella, in Sicilia, effettuando pattugliamenti al largo della costa siriana.

La tensione è alle stelle, anche perché il Cremlino ha fatto sapere che risponderà colpo su colpo, abbattendo ogni razzo sparato dagli americani e riservandosi il diritto di "distruggere le fonti di lancio» in caso di aggressione. Intanto Mosca ha schierato le sue navi da guerra e avviato esercitazioni al confine con le acque territoriali siriane per mettere in piedi il suo scudo antimissilistico. Mentre Eurocontrol, l'organizzazione europea per la sicurezza dei voli, ha messo in allerta le compagnie aeree che volano sulle rotte del Mediterraneo orientale per via di possibili attacchi missilistici nelle prossime ore.

I contatti tra Washington, Londra e Parigi sono frenetici e l'ipotesi di un attacco congiunto prende sempre più corpo. Il passo dalla 'guerra di spiè con Mosca a un vero e proprio scontro sul campo sembra ormai inevitabile. «Non dovreste essere alleati di un animale assassino che uccide la sua gente con il gas e si diverte!», ha affondato Trump con un impressionante cambio di tono nei confronti di Putin, definendo gli attuali rapporti tra Usa e Russia peggiori di quelli dei tempi della Guerra Fredda. Basti pensare che solo pochi giorni fa il presidente americano, scatenando un mare di polemiche e di malumori interni alla sua stessa amministrazione, si era congratulato con Vladimir Putin per la sua rielezione e lo aveva persino invitato alla Casa Bianca.
In un altro tweet comunque il presidente Usa ha dato la colpa della cattive relazioni con Mosca al Russiagate.

Mentre alcuni commentatori sottolineano come il tycoon abbia scelto stavolta una strategia diversa da quella utilizzata nei confronti della Corea del Nord, quando non volle anticipare nulla sui possibili raid contro il regime di Pyongyang, accusando Barack Obama di aver più volte dato tempo agli avversari di «mettersi in salvo». Ora, riportano diversi media, Damasco starebbe già mettendo al sicuro un gran numero di aerei e una parte dei suoi armamenti in una base aerea russa nel Mediterraneo. Mentre alcune voci parlano della famiglia Assad già al riparo.

L’ipotesi più probabile è quella di raid mirati come quello dell’aprile 2017, quando da due navi della marina Usa furono lanciati oltre 50 missili Tomahawk contro la base siriana da cui era partito il precedente attacco chimico imputato ad Assad. Ma le opzioni in mano al Pentagono sono più d’una, con una lunga lista di obiettivi da colpire sulla scrivania dello Studio Ovale, ha spiegato il segretario alla Difesa James Mattis, sottolineando che per decidere si attende anche una valutazione definitiva degli 007 Usa sull'attacco del 7 aprile a Duma. Attacco dove a causa dell’uso di bombe al cloro sarebbero morte almeno 70 persone e almeno 500 sarebbero rimaste intossicate. Mosca nega responsabilità del regime siriano, e accusa Washington di voler bombardare per cancellare le prove, vanificando il lavoro degli ispettori internazionali. Per questo il Cremlino ha deciso di inviare a Duma la polizia militare russa «per garantire ordine e sicurezza».

E intanto al Consiglio di sicurezza dell’Onu ha posto il veto su una risoluzione presentata dagli Stati Uniti, tesa a istituire un nuovo meccanismo Onu per indagare sui fatti di Duma e verificare la violazione degli impegni presi da Damasco sulla distruzione del proprio arsenale chimico. Violazione che, se accertata, potrebbe giustificare un intervento militare.

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