Mercoledì, 20 Giugno 2018

Universo Futurista per arte e vita

SAVENA (BOLOGNA) - Rivoluzionare l'arte accantonando definitivamente l' eredità del passato e cambiare radicalmente ogni aspetto della vita quotidiana: il Futurismo si era dato obiettivi ambiziosi per affrontare la sfida della modernità. Il manifesto del 1909 con cui Filippo Tommaso Marinetti indicò le linee programmatiche della sua visione fu solo il primo della serie destinata a codificare l' azione a tutto campo del movimento. Nel 1915 Giacomo Balla e Fortunato Depero nella "Ricostruzione futurista dell' universo" tratteggiarono le linee di un intervento creativo totalizzante allargando alle arti applicate uno sguardo che già investiva moda, design, arredamento, grafica, cinema, danza, musica, teatro. Di questa concezione vuole dare una lettura particolare la mostra "Universo Futurista", in programma dal 21 aprile al 18 novembre a San Lazzaro di Savena, a pochi chilometri da Bologna.
    L'esposizione segna l'atto di nascita della Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, istituzione privata creata sulla base di un archivio storico dedicato alla cultura italiana del XX secolo, avviato a New York nel 1984 dai fondatori, che oggi ha una collezione di migliaia di pezzi. "La mostra - spiega Jeffrey T. Schnapp, che l'ha curata insieme con Silvia Evangelisti - indaga la natura del processo di creazione del futurismo e il suo impatto sulla cultura e la politica negli anni in cui il movimento era all'apice della propria fortuna. Invece di ricostruire l'evoluzione del futurismo in maniera lineare, di seguirne lo sviluppo in un determinato tema, che sia la velocità o il dinamismo, o di limitarsi a un periodo o a un piccolo gruppo di figure eminenti, la mostra esamina il centro e la periferia della collezione della Fondazione". L' analisi si sviluppa attraverso una selezione di dipinti, sculture, oggetti di design, disegni progettuali, fotografie e fotomontaggi, manifesti pubblicitari e documenti autografi di ogni genere realizzati da artisti futuristi dal 1909 fino alla fine degli anni '30 del Novecento.
    Il percorso espositivo è scandito da "ambientazioni" dedicate a tematiche care ai futuristi come la velocità, l'energia, il progresso, l'uomo meccanizzato e il design domestico, che si organizzano attorno a cinque unità strutturali principali: la sala della conquista dell'aria, il muro dei manifesti, le "costellazioni" (otto aree tematiche), le "orbite" (sei aree monografiche dedicate a figure di spicco del movimento, e gli "spazi" (due installazioni costruite intorno agli arredi). "Il progetto non segue un'impostazione storico-artistica tradizionale - osserva Schnapp - ma propone un percorso esplorativo attraverso l'abbondanza e la molteplicità dei materiali conservati nella collezione della Fondazione". I curatori hanno scelto oltre 200 opere realizzate in diversi materiali, forme e misure da Balla, Boccioni, Bonzagni, Bucci, Casarini, Chiattone, D'Albisola, Depero, Diulgheroff, Guerrini, Korompay, Licini, Marchi, Marinetti, Masoero,Munari, Prampolini, Russolo, Schawinsky, Sant'Elia, Sironi, Tato, Thayaht. Tra i capolavori, Disgregazione x velocità (1913) di Giacomo Balla.
    L'opera fu esposta nel 1915 in occasione della esposizione universale che si svolse a San Francisco per celebrare il completamento del Canale di Panama. Subito dopo se ne perse ogni traccia, fino al ritrovamento avvenuto qualche anno fa proprio negli Stati Uniti. C' è poi la tela di Alfredo Gauro Ambrosi, La squadra atlantica sorvola Chicago (1933) appartenuta a Filippo Tommaso Marinetti e proveniente dalla sua collezione, esposta alla Prima Mostra Nazionale d'Arte Futurista (Roma, 1934).
    Saranno esposti schizzi e disegni di progetti inediti dell' architetto Antonio Sant'Elia; il pastello Nike, Vittoria dell'Aria (1913) di Umberto Boccioni; una raccolta di foto dinamiche di Anton Giulio Bragaglia; il primo e unico manifesto del film futurista Thays (1917),realizzato da Enrico Prampolini; foto e collage del periodo futurista di Bruno Munari; l'inedito salotto che Tato (Guglielmo Sansoni) progettò nel 1930 per Italo Balbo; arazzi di Depero e Prampolini degli anni Venti e Trenta.
    "Tra tutti i movimenti nati tra il 1905 e il 1915 - rileva Silvia Evangelisti - è solo il Futurismo che risponde ad una concezione globale dell'arte intesa come inscindibile binomio arte-vita, creando un'estetica che vuole coinvolgere ogni aspetto della società e della creatività". Con il loro manifesto, che compare proprio mentre sulla scena culturale europea ci si va orientando verso il recupero dei valori classici e il "ritorno all' ordine", "Balla e Depero rilanciano una nuova concezione dell'arte che vuole 'ricostruire' in senso futurista l'universo attraverso l'impiego di materiali disparati ed estranei alla precedente concezione dei 'materiali nobili' adatti alla creazione artistica".
   

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