Sabato, 21 Luglio 2018
OLTRE 150MILA EURO

Indagine sulla gestione di e-Servizi, sequestrati beni all'ex pm Ingroia
"Ho sempre rispettato la legge"

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PALERMO. Sequestro di beni all'ex pm di Palermo Antonio Ingroia. Il provvedimento ad opera della Guardia di Finanza arriva nell'ambito dell'inchiesta in cui l'ex magistrato è indagato per peculato quando ricopriva la carica di amministratore unico di Sicilia e Servizi, società a capitale pubblico che gestisce i servizi informatici della Regione siciliana

Nella vicenda è coinvolto anche Antonio Chisari, all'epoca dei fatti revisore contabile della società partecipata. Anche lui come Ingroia è accusato di peculato. Il sequestro complessivo ammonta a oltre 150mila euro.

Da amministratore unico di Sicilia e Servizi, Ingroia avrebbe percepito indebitamente rimborsi di viaggio per 17 mila euro e si sarebbe liquidato un'indennità di risultato sproporzionata rispetto agli utili realizzati dalla societa': 117 mila euro.

Nel mirino oltre a Ingroia anche Antonio Chisari - all’epoca dei fatti, revisore contabile della società partecipata, anche lui indagato per peculato.

Le contestazioni mosse ai due indagati derivano dalla natura riconosciuta a Sicilia e-Servizi s.p.a. di società in house della Regione e dalla conseguente qualifica di incaricato di pubblico servizio rivestita da entrambi.

Ingroia, prima liquidatore della società (dal 23 settembre 2013), è stato successivamente nominato amministratore unico dall’assemblea dei soci (carica che ha ricoperto dall’8 aprile 2014 al 4 febbraio 2018). Secondo l’accusa il 3 luglio 2014 Ingroia si sarebbe autoliquidato circa 117.000 euro a titolo di indennità di risultato per la precedente attività di liquidatore, in aggiunta al compenso omnicomprensivo che gli era stato riconosciuto dall’assemblea, per un importo di 50.000 euro.

L’auto-liquidazione del compenso avrebbe determinato un abbattimento dell’utile di esercizio del 2013 da 150.000 euro a 33.000 euro, una violazione della normativa nazionale e regionale sulle indennità ai manager delle società partecipate da Pubbliche Amministrazioni che sarebbe stata avallata Chisari.

Secondo l’accusa Ingroia si sarebbe, inoltre, indebitamente appropriato di ulteriori 34mila euro, a titolo di rimborso spese sostenute per vitto e alloggio nel 2014 e nel 2015, in occasione delle trasferte a Palermo per svolgere le funzioni di amministratore, nonostante la normativa nazionale e regionale, chiarita da una circolare dell’assessorato regionale dell’Economia, consentisse agli amministratori di società partecipate residenti fuori sede l’esclusivo rimborso delle spese di viaggio. Ingroia avrebbe dunque adottato un regolamento interno alla società che consentiva l’ulteriore rimborso, anche in questo caso con l’avallo di Chisari.

Nella lista delle spese che l'ex pm Antonio Ingroia si sarebbe fatto rimborsare indebitamente quando era amministratore unico della società regionale Sicilia e Servizi risultano diversi pernottamenti a Villa Igiea per cifre che arrivano anche a 2.275 euro e cene in alcuni ristoranti come quello del noto chef Natale Giunta in cui avrebbe speso 120 euro.

Secondo gli inquirenti, gli unici rimborsi che gli sarebbero spettati erano quelli relativi ai trasporti - Ingroia ora vive a Roma e per svolgere la sua attività doveva viaggiare -, mentre nessuna somma avrebbe dovuto percepire per vitto e alloggio.

Secondo la Procura, l'entità della indennità sarebbe sproporzionata rispetto ai risultati raggiunti. La materia è disciplinata da una normativa molto complicata, modificata nel 2008, che stabilisce che l'indennità debba essere liquidata se ci sono utili e comunque in misura non superiore al doppio dello stipendio annuo lordo del manager che era di 50mila euro.

La vecchia normativa inseriva tra i criteri per la quantificazione anche la ragionevolezza e la proporzione tra il quantum percepito e il risultato raggiunto. Secondo i magistrati, nonostante la modifica legislativa, i parametri di proporzione e ragionevolezza non sarebbero stati eliminati dalla nuova formulazione. Tesi, quella dell'accusa, che fa apparire esorbitante, rispetto agli utili fatti, la cifra liquidata all'ex pm. In virtù dell'autoliquidazione infatti gli utili sono passati da 151 mila a 33 mila euro. Insomma nelle tasche di Ingroia sarebbe finito poco meno dell'80% del risultato conseguito dalla società grazie alla sua gestione.

«Ho appreso dalla stampa del provvedimento emesso nei miei confronti, prima ancora che mi  venisse notificato - replica  l'ex pm Antonio Ingroia -. Comunque ho la coscienza a posto perché so di avere sempre rispettato la legge, come ho già chiarito e come dimostrerò nelle sedi competenti».

«La verità - sottolinea l’ex pm - è che ho denunciato sprechi per centinaia di milioni di euro, soldi che solo io ho fatto risparmiare, e invece sono accusato per una vicenda relativa alla mia legittima retribuzione. Ma, ripeto, dimostrerò come stanno le cose. Intanto continuo il mio lavoro di avvocato - aggiunge - sempre con lo stesso impegno e nella stessa direzione: oggi sono in udienza a Reggio Calabria, nel processo 'Ndrangheta stragista, come avvocato di parte civile delle famiglie dei carabinieri Fava e Garofalo uccisi nel 1994 dalla mafia e dalla 'Ndrangheta, vicenda collegata con la trattativa Stato-mafia».

 

 

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