Venerdì, 22 Giugno 2018

Alberto Burri a Città di Castello, l'universo in movimento

 CITTA' DI CASTELLO - Non è chiaro ai più quale fu la folgorazione che colpì Alberto Burri, giovane studente di medicina prigioniero in Texas, per spingerlo a mollare tutto e dedicarsi completamente all'arte. Ma quando si arriva a Città di Castello, dove nacque, e nel verde della campagna umbra si vede spuntare come fosse un'astronave il gigante nero dei capannoni che volle come ultima dimora della sua produzione, allora si capisce che quella illuminazione era qualcosa che andava oltre l'arte. Qualcosa che come è accaduto a tanti del Novecento travolgeva presente e futuro.
    Come lui stesso ha dettagliatamente stabilito, il suo progetto non è finito con lui. A più di cento anni dalla sua nascita, avvenuta nel 1915, si festeggia ancora il suo compleanno del 12 marzo. Questa volta con l'apertura della nuova sezione del museo, BurriDocumenta: ora si entra in un enorme salone dove grazie a tre chilometri e mezzo di fibra ottica, gli schermi appaiono sulle pareti in fila, come al piano superiore le opere dei cicli di Burri. Ma basta un clic per esplorare migliaia di foto, di video documenti, di testimonianze frutto di anni di minuziosa ricostruzione. Di fatto una vera biblioteca multimediale in una esperienza totalmente immersiva che va dal 1947 al 2017. E che prosegue nella sala cinema o anche toccando con un dito lo schermo con la cartina del mondo che mostra i 115 luoghi, da Città di Castello all'Argentina, che oggi ospitano le sue opere. Prima di arrivare alla terza e cronologicamente ultima sezione del museo, il visitatore ha già provato esperienze artistiche molto forti. La visita della bellezza di Città di Castello deve partire per i deboli di cuore da Palazzo Albizzini, nel centro del paese medievale, che già da solo vale il viaggio nelle terre di Piero della Francesca, dove sono ospitate in ordine cronologico alcune delle opere più importanti del grande artista in una completa ricostruzione del suo percorso. Qui si parte dal fondamentale Nero 1, opera preveggente, per poi trovare SZ1 del 1949 con i brandelli della bandiera americana (fonte d'ispirazione per l'arte Usa da Robert Rauschenberg a Jasper Jones), ai celebri Sacchi, alle Plastiche, le Combustioni, fino ai Cretti, con lo spettacolare Grande Ferro del 1980, in un percorso da lui stesso voluto. Poi però si esce in quella che diventerà a breve Piazza Burri - c'è appena stato l'ultimo via libera per la costruzione dell'edificio e dell'opera da lui progettate - e allontanandosi dal centro si arriva alla cattedrale nera nella quale lui ha voluto che rimanesse la sua ultima produzione: gli Ex Seccatoi del Tabacco.
    Qui, dove Burri aveva allestito il suo ultimo studio ora trasformato in gigantesco spazio espositivo (si tratta di capannoni che mantengono la loro struttura originale, lunghi dai 40 ai 60 metri con un'altezza che tocca i 15 metri, per un totale di 15 mila metri quadri) viene naturale spalancare la bocca per la meraviglia.
    In tutto 130 opere a Palazzo Albizzini, più le 130 di dimensioni enormi per l'Ex Seccatoi oltre alle 200 opere grafiche e alla sezione multimediale. ''Ma molto c'è ancora da fare - sottolinea il vicepresidente Rosario Salvato - dopo il tanto realizzato per il centenario: dal lavoro sul Cretto di Gibellina, al completamento del Teatro Continuo di Milano, il catalogo generale in 15 volumi e l'esposizione della collezione grafica''.
    Burri ha lasciato tutto scritto e si pensa anche al restauro della 500 modificata con la quale accompagnava i suoi ospiti, ma solo quelli graditi, nella casa persa nella campagna dove si nascondeva al mondo. ''Ora l'obiettivo è quello di portare Burri nei paesi dove ancora non lo conoscono a fondo - aggiunge Salvato - dalla Russia, alla Cina, agli Emirati Arabi''. Tutto con l'idea, sottolinea il presidente della Fondazione Bruno Corà, ''di dimostrare che Burri è stato l'artista chiave del Novecento perché ha fornito elementi di sviluppo a movimenti come il New dada, il New Minimal, l'Arte Povera e l'Arte Concettuale''. Insomma un universo in movimento.
   

© Riproduzione riservata

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X