Domenica, 27 Maggio 2018

Diabete, ok a controllo meno stringente per la maggior parte dei pazienti

Salute e Benessere
Diabete, ok a controllo meno stringente per la maggior parte dei pazienti
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La maggior parte dei pazienti diabetici può beneficiare di un controllo glicemico non eccessivamente rigoroso: è il parere dei medici americani dell'American College of Physicians, secondo cui un controllo dello zucchero nel sangue troppo severo potrebbe ingenerare più rischi che benefici nelle persone anziane o che hanno una ridotta aspettativa di vita
    Resa noto sugli Annals of Internal Medicine, la consensus dei medici ACP è il risultato di una revisione delle evidenze cliniche in uso e degli studi pubblicati. "Le prove oggi disponibili mostrano che per la maggior parte dei diabetici, raggiungere un livello di 'emoglobina glicata' (emoglobina cui sono appiccicate molecole di zucchero) tra 7 e 8 è il modo migliore per bilanciare a lungo termine il rapporto benefici/rischi tra glicemia sotto controllo ed effetti collaterali dei farmaci", spiega Jack Ende, presidente ACP. La misura della concentrazione di emoglobina glicata nel sangue è usata come indicatore del controllo glicemico che il paziente ha avuto negli ultimi 2-3 mesi.
    "Il target glicemico va personalizzato sempre per massimizzare il rapporto benefici/rischi - spiega Stefano del Prato, dell'Università di Pisa - quindi è bene puntare a un controllo stringente nei giovani che non hanno ancora complicanze, mentre nei pazienti più complessi, anziani e con complicanze o con maggior rischio di ipoglicemie ci si può assestare su un controllo glicemico meno pressante". Questa generalizzazione dei medici ACP è legata al fatto che gran parte dei diabetici è anziana, quindi un atteggiamento più permissivo ci può stare - continua l'esperto della Società Italiana di Diabetologia. La loro è comunque una presa di posizione che conferma la tendenza attuale a personalizzare l'obiettivo terapeutico considerando i possibili rischi di un eccesso di trattamento". E comunque, rileva Del Prato, oggigiorno abbiamo dei farmaci che garantiscono una riduzione delle complicanze e del rischio cardiovascolare pur non abbassando troppo il valore di glicata".
    Le raccomandazioni, sostiene Ende, prescrivono che il paziente si assesti su un valore di glicata tra 6,5 e 7 o meglio ancora sotto il 6,5 per ridurre il rischio di complicanze micro-vascolari (dei piccoli vasi sanguigni). Tuttavia le prove alla base di queste raccomandazioni sono non esaustive e discordanti tra loro. È cruciale, continua, personalizzare il più possibile la gestione della malattia considerando età, aspettativa di vita e condizioni generali di salute del paziente. Inoltre, secondo i medici ACP è bene che, qualora i pazienti raggiungano livelli di glicata sotto la soglia di 6,5, il dosaggio delle terapie venga ridotto, e che si riduca il numero di farmaci contemporaneamente in uso o ancora che si interrompano del tutto le terapie prescrivendo al paziente di attenersi a salutari stili di vita (sport e dieta). "I risultati degli studi finora disponibili, infatti, dimostrano che non vi siano benefici per la salute nel continuare a trattare un paziente che abbia una glicata inferiore a 6,5 - sostiene Ende - al contrario, diminuire le terapie per questi pazienti ridurrà inutili effetti collaterali dei farmaci, senza influenzare il rischio di morte, di infarto e ictus, complicanze renali, amputazioni, problemi di vista o neuropatia (ovvero senza aumentare il rischio di complicanze diabetiche)".
    E ancora, ribadiscono i medici ACP per i pazienti anziani o con ridotta aspettativa di vita ha meno senso abbassare troppo la glicata, perché i rischi di una terapia eccessiva superano di gran lunga i benefici in questo sottogruppo di pazienti. In sintesi è meglio perseguire obiettivi meno rigorosi se questi si possono raggiungere senza farmaci ma solo con miglioramenti negli stili di vita (sport, sana alimentazione e riduzione del peso), conclude Ende.
    Deve essere chiaro, commenta Del Prato, che la terapia farmacologica non è mai sostitutiva di terapia comportamentale, il primo step della gestione della malattia, anzi, è proprio rappresentato da attività fisica e dieta e la terapia non va mai usata come sostituto di corretti stili di vita.
   

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