Lunedì, 19 Novembre 2018
MUSICA

Dalla Sicilia in India i ritmi etnici di 'Oi Dipnoi'

NEW DELHI. Esaltare il patrimonio etnico-folkloristico musicale siciliano innovandone le tonalità e trasferendo la proposta negli angoli più diversi del mondo: è questa la sfida del trio 'Oi Dipnoi' che ieri sera si è esibito a New Delhi nell'ambito delle celebrazioni per il 70/o anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e India. Dopo aver inaugurato il 9 febbraio in Rajasthan l'Udaipur World Music Festival il gruppo - composto da Valerio Cairone (Accordeon diatonico), Marco Carnemolla (basso) e Mario Gulisano (bodhran irlandese e altri strumenti a percussione) - si è presentato nella hall dell'Istituto italiano di cultura di Delhi, offrendo un'ampia selezione di brani tratti dal suo ultimo cd (Pontos), fra cui 'Zagara', 'Thauma', 'Bastrika' e 'Oceania'.

La mini-tournee degli 'Oi Dipnoi' è la seconda in India dopo quella che li ha visti nel novembre 2016 esibirsi in West Bengala nel 'Tepantar Village festival', luogo dove operò il poeta Rabindranath Tagore, sperimentando l'associazione di strumenti musicali indiani (Dotara, Khamak e Tabla) con alcuni chiave della cultura etnica occidentale (Accordeon diatonico, cornamusa e scacciapensieri). Commentando le esperienze indiane, Cairone ha sottolineato che "è quasi una specie di racconto magico, perché tutto è partito per caso, anche se ancora prima di conoscere l'India noi avevamo registrato il primo album con il titolo di 'Bastrika' che abbiamo scoperto che in sanscrito significa 'mantice' (una parte dell'organetto, ed è un esercizio del 'pranayama' indiano".

"E una volta arrivati qui - ha proseguito - abbiamo scoperto le tante similitudini delle sonorità nostre e loro. Ad esempio l'organetto ha lo stesso funzionamento dell'armonium indiano. E quando sono qui faccio uno sforzo proprio per pensare che sto suonando quell'armonium". Dopo la prima esperienza che ci ha molto impressionato, conclude Cairone, "siamo tornati in Italia e ci siamo messi di nuovo a comporre. Eravamo imbevuti di atmosfera indiana e inconsciamente quasi è nato un brano che si chiama 'Nuncantara'. Non è musica indiana, perché non usiamo le scale o gli strumenti indiani, ma che si avvicina ad essa spiritualmente".

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