Martedì, 16 Gennaio 2018
L'ANNIVERSARIO

Il terremoto del Belice 50 anni dopo
Domani la cerimonia con Mattarella
Sindaco in tenda per ricordare i ritardi

PARTANNA. Cinquant'anni dopo la Sicilia ricorda la tragedia del Belice. E lo fa con una cerimonia che oltre a non dimenticare quel terribile sisma, avrà lo scopo di guardare al futuro, alla rinascita di un territorio fino a ora lenta e sofferta. Ci sarà il capo dello Stato domani a Partanna.

E a Sergio Mattarella il coordinatore del comitato dei sindaci Nicola Catania, primo cittadino di Partanna, ricorderà le tappe di questi cinquant'anni fatti di sofferenze e al tempo stesso speranze. Alle bellezze naturalistiche e artistiche, grande risorsa dei paesi della Valle, è ispirato il programma costruito attorno alla visita di Mattarella con mostre, spettacoli, rappresentazioni teatrali, reading che andranno avanti per tutto il 2018.

"Il capo dello Stato - assicura Catania - si troverà di fronte un paesaggio mutato e un nuovo tessuto economico con il quale si sta rimettendo in piedi dopo un disastro durato mezzo secolo".

Il momento più significativo sarà la cerimonia nell'auditorium "Giacomo Leggio" di Partanna, durante la quale Mattarella consegnerà targhe in ricordo di personalità che aiutarono i terremotati. Una alla memoria sarà intestata a don Antonio Riboldi di cui il capo dello Stato ha ricordato, in occasione della scomparsa, "l'attività a favore della solidarietà sociale e l'impegno per la legalità, in aperto e sconvolgente contrasto con la criminalità organizzata".

La giornata proseguirà con letture, monologhi, un incontro davanti alla "Porta del Belice" dello scultore Pietro Consagra e una messa davanti ai ruderi di Montevago, presieduta dal vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, e concelebrata dai vescovi di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro, di Monreale, Michele Pennisi, di Trapani, Pietro Maria Fragnelli e dall'eparca di Piana degli Albanesi Giorgio Gallaro. Una fiaccolata chiuderà in serata le manifestazioni per il cinquantenario del terremoto.

La tragedia del terremoto rivivrà anche attraverso numerose mostre fotografiche, la prima delle quali è stata inaugurata il 12 gennaio a Chiusa Sclafani, ed ad alcuni spettacoli teatrali.

In programma, sempre nella stessa giornata, anche la proiezione di un cortometraggio di Domenico Occhipinti. Il 27 gennaio le celebrazioni si spostano a Palermo, a Palazzo Sant'Elia, con una mostra dal titolo "1968-2018 Paura Sismica", organizzata dalla Fondazione Orestiadi Gibellina, che sarà visitabile fino al 13 marzo.

A maggio il 101° Giro d'Italia di ciclismo farà tappa a Santa Ninfa, per rendere omaggio a quei territori. E, infine, ad ottobre, la Valle del Belice, farà parte della manifestazione "Le vie dei Tesori", che rende fruibili i luoghi d'arte più prestigiosi della Sicilia.

Domani sera, invece, il sindaco di Santa Margherita Belice, Franco Valenti pianterà tre tende su una piazzola del quartiere Cannitello. La sua intenzione è quella di "accendere" i riflettori sulla ricostruzione incompleta nel giorno in cui si ricordano i 50 anni del terremoto del 1968. Sotto le tende letture di testi e poesie si alterneranno alle testimonianze su una tragedia che, secondo Valenti, non si può dire archiviata.

"Magari - dice - sarò una voce fuori dal coro ma credo che anche in questa occasione vanno ricordate le cause dei ritardi: prima di tutto inefficienze, sprechi e fondi insufficienti". Santa Margherita Belice, il paese dove il Gattopardo aveva una residenza recuperata come luogo simbolico di eventi culturali, è un esempio di ricostruzione incompleta. Sono da costruire 84 prime case e il quartiere Cannitello è ancora privo delle opere di urbanizzazione. "Queste cose - aggiunge Valenti - vanno denunciate. Aiuta a capire meglio cos'è accaduto anche il ricordo che la prima legge sul Belice è del 1987".

Sull'anniversario del terremoto il Giornale di Sicilia domani in edicola pubblicherà uno speciale di 24 pagine. Al suo interno le storie, le testimonianze e i ricordi di chi ha vissuto quelle ore drammatiche in cui quel territorio cambiò per sempre.

 

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