Sabato, 20 Ottobre 2018

Terremoto nel mar dei Caraibi di magnitudo 7.2, 30 volte più violento che a Norcia

Scienza e Tecnica
Il terremoto è avvenuto a nord dell'Honduras a 10 km di profondità (fonte: INGV, Google Earth)
© ANSA

Il terremoto di magnitudo 7.2 nei Caraibi ha sprigionato un'energia quasi 30 volte superiore rispetto a quella del terremoto avvenuto a Norcia il 30 ottobre 2016. A provocarlo è stata l'attivazione di una faglia, lunga quasi 100 chilometri, che separa la placca caraibica da quella del Nord America.

I lembi della faglia sono scivolati lateralmente l'uno rispetto l'altro con un movimento orizzontale importante, di quasi 10 metri, che potrebbe generare tsunami minori. Lo riferisce all'ANSA Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

"Questo terremoto è assolutamente normale per l'area, dove la placca caraibica separa il Nord dal Sud America: è un frammento di crosta terrestre che viaggia alla sua velocità e che ha due 'svincoli', uno lungo la zona delle Cayman e uno lungo il margine settentrionale dell'America del Sud", sottolinea l'esperto.

"Il terremoto è avvenuto in mare proprio vicino alle Cayman, lungo il margine della placca, che è uno dei punti più sismici. Il movimento trascorrente della faglia, in cui un blocco della crosta terrestre è scivolato a sinistra rispetto all'altro, ha generato una magnitudo importante, superiore a 7: di eventi simili se ne registrano una quindicina all'anno in tutto il mondo. L'energia rilasciata è qualcosa di straordinario", ma nonostante ciò non si prevedono tsunami violenti: "di solito il movimento orizzontale delle faglie trascorrenti non solleva grandi volumi di acqua", precisa Doglioni.

 Difficile dire se nelle prossime ore i Caraibi saranno scossi da nuove repliche, anche perché “nelle aree marine non abbiamo una rete sismica adeguata: solo il Giappone ne ha una discreta”, aggiunge Doglioni. “Anche l'Italia ne è sprovvista e per questo l'Ingv ha un progetto che mira a implementare la rete sottomarina di sismometri nei mari italiani: con i dati in tempo reale, ci aiuterebbe anche a localizzare e caratterizzare meglio i terremoti che colpiscono le coste e le isole”.

 

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