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Migranti, Prodi: "L'Italia non può essere la Croce rossa dell'Africa"

Romano Prodi

ROMA. «Sono personalmente colpito dal grande compito che la Croce Rossa svolge, ma non accetto che questo sia il ruolo esclusivo dell’Italia nel Mediterraneo e in Africa. Al nostro doveroso aiuto alla Francia nel Sahel deve corrispondere un nostro ruolo politico, finalmente nel quadro di una comune politica europea». Lo scrive l’ex premier Romano Prodi in un intervento sul Messaggero.

«La decisione di inviare un contingente di 470 militari italiani in Niger appare opportuna. È infatti conveniente concentrare le nostre forze operanti all’estero in uno scacchiere più vicino e più utile alla nostra sicurezza», osserva Prodi. «Fra terrorismo e migrazioni, l’Africa sub-sahariana è ormai la frontiera sud dell’Europa e preme direttamente su casa nostra».

«Germania e Italia si muovono principalmente in aiuto all’azione militare della Francia. Relativamente modesto è per ora l’impegno tedesco e italiano. Esso è tuttavia suscettibile di rafforzamento - scrive Prodi - se la presenza militare a livello europeo sarà affiancata da una parallela strategia politica. Se cioè l’African Peace Facility dell’Ue, approfondendo la cooperazione con i cinque paesi del Sahel, si affermerà come valido strumento per affrontare il terrorismo».

«Mi rendo conto che al nostro contributo militare minore non può che corrispondere un ruolo politico minore ma non vorrei che capitasse anche in questo caso quello che è avvenuto recentemente in Libano, dove - evidenza Prodi - da dieci anni portiamo la massima responsabilità del mantenimento della pace e della sicurezza in una delle più delicate aree del paese, con un numero di militari notevolmente superiore a quello francese», eppure «nell’ultima crisi politica libanese il presidente francese ha gestito il tutto in esclusiva, senza alcuna consultazione».

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