Domenica, 24 Giugno 2018

40 anni fa nasceva la Pet, 'film' dell'organismo in azione

Scienza e Tecnica
La prima immagine di una Pet è stata realizzata 40 anni fa al Cern e rappresenta la scansione dello scheletro di topo. La maggiore o minore emissione di positroni è indicata da numeri (fonte: Cern)
© ANSA

Compie 40 anni la prima immagine dell'organismo in azione ottenuta con la Tomografia a emissione di positroni (Pet), la tecnica che utilizza le particelle di antimateria che sono le specchio degli elettroni e che, come in un film, permette di osservare i processi fisiologici. E' figlia della fisica delle particelle ed è nata nel Cern di Ginevra, che nel suo sito pubblica la prima immagine ottenuta con la Pet, quella dello scheletro di un topo.

Messa a punto dai fisici David Townsend e Alan Jeavons e dalla radiobiologa Marilena Streit-Bianchi, la Pet è stata presentata per la prima volta nell'ottobre 1977. "Sono molto orgogliosa di aver dato il mio contributo allo sviluppo di una tecnica che permette di indagare in modo sicuro su ciò che accade nell'irganismo", ha detto Streit-Bianchi. A differenza di altre tecniche, che come la Tac e la Risonanza magnetica permettono di identificare alterazioni anatomiche, la Pet consente di individuare modifiche a livello metabolico che spesso precedono l'alterazione morfologica. Per farlo utilizza molecole usate come marcatori, in genere zuccheri legati a sostanze radioattive, assorbiti diversamente dai tessuti in base alla loro attività metabolica.

È quindi utilizzata nelle diagnosi di tumore e per valutare l'efficacia delle terapie oncologiche. Le cellule tumorali infatti, dividendosi di continuo, hanno un metabolismo molto attivo e bruciano molti zuccheri. La Pet può essere quindi considerata una radiografia molto sofisticata che invece dei raggi X sfrutta le caratteristiche dei positroni.

Queste particelle vengono infatti emesse quando gli zuccheri vengono marcati con sostanze radioattive. I positroni hanno una vita molto breve: appena incontrano la loro controparte, ossia gli elettroni, entrambi scompaiono in un lampo di luce, come sempre accade quando particelle di materia incontrano particelle di antimateria . È proprio questa luce che la Pet fotografa, permettendo così di scoprire i tumori, le cui cellule hanno 'mangiato' più zuccheri radioattivi. Programmi specializzati permettono poi di ricostruire al computer le immagini tridimensionali delle aree dell'organismo nelle quali è più intensa l'emissione di positroni, restituendo così immagini in tempo reale degli organi in azione.

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