Martedì, 16 Gennaio 2018
IL CASO

Emergenza rifiuti: da Bellolampo a San Filippo del Mela, la mappa delle discariche in Sicilia

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PALERMO. Tra aperture temporanee, proroghe in scadenza, discariche ormai sature e una raccolta differenziata che è più un'eccezione che una regola, mentre sui termovalorizzatori, chiesti a gran voce da Roma, è una lotta di tutti contro tutti: una nuova emergenza rifiuti è pronta a riesplodere in Sicilia.

Che il nodo rifiuti sarebbe stato il primo, arduo, banco di prova per il nuovo governo Musumeci si sapeva già da tempo. Adesso si dovrà necessariamente passare ai fatti. Dal governo nazionale, che ha concesso un'ultimissima proroga di poche settimane, la linea è chiara: serve un nuovo piano rifiuti, con termovalorizzatori o trasportando la spazzatura fuori dall'Isola. L'obiettivo insomma è quello di ridurre notevolmente l'attività delle discariche, ormai quasi tutte sature.

Alcune situazioni critiche sono già esplose alle porte di Natale. A Castelvetrano, per esempio, la raccolta è nel caos da giorni e diverse strade cittadine sono piene di sacchetti maleodoranti. "L’emergenza è rientrata perché siamo riusciti a contenere i disagi causati dalla chiusura della discarica di Bellolampo, dove siamo stati autorizzati a conferire, e che è stata riaperta, ma si tratta solo di un intervento tampone" ha più volte ribadito il sindaco Nicolò Coppola.

Non va meglio a Licata, dove da mesi la raccolta dei rifiuti funziona a singhiozzo, con la conseguenza che periodicamente cumuli di spazzatura si riversano per strada. Una situazione allarmante, tanto che nei giorni scorsi è intervenuto anche il prefetto di Agrigento. Così pure, restando nella Città del Templi, i depositi temporanei di rifiuti solidi urbani  al Villaggio Mosè, derivanti dalla raccolta differenziata, rischiano uno stop, dopo che l'Asp ha rilevato che "non sono conformi" alle autorizzazioni.

Ma c'è un'altra emergenza, ben più grande, che potrebbe scoppiare in tempi brevissimi: da gennaio la discarica di Bellolampo rischia di essere satura. Una struttura che ha una capienza di circa 13oo tonnelate al giorno, con 900 assorbite solo dalla spazzatura di Palermo.

Le cinque vasche sono già sature, la sesta è in esaurimento, mentre per aprire la settima serviranno almeno otto mesi di lavoro, ma ancora il progetto è fermo al palo in attesa che si sblocchi l'iter burocratico tra permessi e autorizzazioni.  Nei giorni scorsi, per cinque Comuni, tra cui Bagheria e Monreale, i cancelli sono rimasti chiusi e non è stato possibile conferire i rifiuti indifferenziati. Sulla vicenda anche i sindacati hanno fatto sentire la loro voce, scrivendo una lettera alla Regione. .

“Per i cittadini si profila all'orizzonte il rischio di un anno pieno di cumuli di immondizia per le strade, con tutto ciò che ne consegue in termini di salute e di sanità. Per questo motivo – aggiungono i sindacati - chiediamo un urgentissimo incontro per trovare le giuste soluzioni per non fare rischiare a Palermo una nuova emergenza rifiuti”, scrivono Fp Cgil, Alba Cub, Fesica Confsal e Usb.

Una situazione che rischia di sfuggire di mano. Da un lato Roma chiede i termovalorizzatori, parola che fa litigare tutti. Il governatore Nello Musumeci sembra più propenso a muoversi nella direzione di un potenziamento della raccolta differenziata. Tesi sposata anche dal neo assessore ai Rifiuti, Vincenzo Figuccia, che però ammette che nel breve termine occorrono risposte più celeri, come nuovi impianti come quelli che bruciano la spazzatura. Mentre fa ancora discutere la riconversione della centrale elettrica di San Filippo del Mela in polo per la produzione di energia dai rifiuti differenziati. Il progetto al momento è fermo al palo.

Proprio ieri l'assessore ha scritto una lettera di Natale che è più uno sfogo. "A 4 settimane dal mio insediamento faccio i conti con una grande solitudine - ha scritto -,tante notti insonni e 20 ore di lavoro al giorno per pianificare le attività dei prossimi mesi, per fare ordine e per continuare ad inventare soluzioni ai problemi generati dall’incuria e dal disinteresse degli altri. Sinceramente avrei immaginato di occuparmi di politiche per il sociale, ma ho accettato questa scommessa, l’ho fatto perché amo la mia terra". Parole che lasciano intendere la grande difficoltà e delicatezza della questione.

Nei giorni scorsi anche la Corte dei Conti ha bocciato la Regione sulla raccolta dei rifiuti e dà sei mesi di tempo per porre fine alle criticità. In una relazione, inviata anche al ministero dell'Ambiente, i giudici contabili hanno messo in luce tutti i punti oscuri del sistema. Nella parte finale si legge: «Le verifiche effettuate hanno evidenziato l’esistenza di una situazione difficilmente superabile e alquanto preoccupante, posto che il sistema di gestione dei rifiuti delineato dalla normativa regionale vigente si è rivelato inattuabile, oltre che per inadeguatezza dell’azione di impulso e di coordinamento svolta dall’amministrazione regionale anche per ragioni connesse alla sua incoerenza e contraddittorietà».

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