Mercoledì, 17 Ottobre 2018
LA SENTENZA

"I terroni si sono trovati di fronte un padano": pagherà 6000 euro per diffamazione online

Diffamazione online commento, Sicilia, Cronaca
Fonte publicdomainpictures.net

TORINO. «Stavolta i terroni si sono trovati di fronte un padano armato e la storia è andata a finire diversamente. Molto istruttivo».

Così, nel dicembre del 2008, un emiliano commentò su internet un clamoroso caso di cronaca avvenuto a Torino, la sparatoria di piazza Montanari, dove una ex guardia giurata uccise e ferì a colpi di pistola alcune persone che avevano aggredito il figlio. Quelle parole sono costate all’uomo un processo per diffamazione: la Corte d’appello ha preso atto che il reato è prescritto, ma l’imputato dovrà versare seimila euro ai familiari delle vittime perché le cosiddette "statuizioni civili" sono rimaste in vigore.

Il caso di piazza Montanari è del 6 dicembre 2008. Il nipotino dell’ex vigilante era stato urtato da un dogo argentino; il figlio aveva rimproverato il proprietario del cane e, per ritorsione, era stato aggredito da un gruppo di persone. In appello l’ex guardia giurata era stato assolto dall’accusa di omicidio e condannato a due anni per eccesso di legittima difesa.

Il resoconto di un’agenzia di stampa venne ripreso da un sito, e l’emiliano, riferendosi al comportamento degli aggressori, scrisse di un «concentrato di paganità e di bestialità come raramente capita di leggere. Da una parte il senso naturale della giustizia, l’uso della forza mai gratuito e solo come estrema ratio. Dall’altra la bestialità levantina e la sopraffazione incontrollata. Stavolta i terroni si sono trovati di fronte a un padano armato e la storia è andata diversamente da come in genere va».

In primo grado, un giudice condannò l’imputato (difeso dall’avvocato Enzo Pellegrin) a dieci giorni di permanenza domiciliare obbligata, nonostante la tesi secondo cui la gravità dell’episodio, l’indignazione pubblica e il contesto in cui venne lasciato il post poteva rendere il commento non censurabile. «Il reato è prescritto ma è stato commesso», ha affermato in appello il pg Elena Daloiso.

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