Martedì, 23 Ottobre 2018

Menarini, fatturato 2017 a 3,6 miliardi, Cina la nuova frontiera

Salute e Benessere
La sede Menarini ASIA-Pacific a Singapore
© ANSA

ROMA - Menarini archivia il 2017 con un fatturato in linea con il 2016 a quota 3,6 miliardi (3,5 l'anno prima). Un risultato ancora più positivo se si tiene conto delle perdite che sono scaturite dalla scadenza del brevetto di un farmaco antipertensivo. Il Gruppo, intanto, prosegue la propria internazionalizzazione puntando all'area dell'Asia-Pacifico dove conta di realizzare nel 2020 un miliardo di fatturato, di cui il 50% in Cina. Il gruppo - secondo un'analisi Mediobanca - per fatturato e' al 15/mo posto tra le multinazionali in Italia con numeri vicini a quelli di Barilla e Marcegaglia. Nella classifica molte delle aziende, pero', sono oramai a prevalente capitale estero mentre Menarini conserva ancora una proprietà tutta Italiana.
    "E' la nostra caratteristica migliore - dice Piero Corsa, direttore generale Menarini- e vorremmo rimanere come siamo, agili per sviluppare il business". "La proprietà - continua Corsa - garantisce lo sviluppo e abbiamo la liquidità sufficiente per fare importanti acquisizioni in tempi brevi".
    L'Ebitda tocca i 500 milioni di euro, l'occupazione continua a crescere a quota 17mila dipendenti ed un fatturato realizzato negli ultimi anni per il 27% sul mercato interno ed il 63% all'estero ma con imposte versate in Italia per il 61% a quota due miliardi. Dunque la Menarini punta verso la Cina per oltrepassare la soglia dei 100 paesi in cui è già presente, e lo fa dal suo quartier generale di Singapore. "L'Asia Pacifico - ha sottolineato Luca Lastrucci direttore del board dell'Asia Pacifico di Menarini - cresce a ritmi sostenuti (5,8% del prodotto nazionale lordo), un mercato da 3 miliardi di persone nel 2050 che ha portato ad una crescita della quota del Gruppo del 16% nel 2017 rispetto all'anno prima, 372 milioni di fatturato e circa 416 previsti per il 2018 (+12%)". Un mercato, quello farmaceutico, ha proseguito Lastrucci, che in Asia vale circa 100 miliardi di euro con crescite importanti soprattutto in Cina , Sud Corea e Thailandia. Le cifre di sviluppo dell'area parlano di Paesi come il Vietnam con una crescita nel 2018 del prodotto interno lordo stimata a +6,3%, delle Filippine a +6,8%, della Malesia a +5,2%, del Vietnam a +6,3%, dell'Indonesia a +5,3%, dell'India a +6,6% e della Cina a +6,5% e con redditi procapite elevatissimi.
    Ma Menarini resta un'eccezione nel panorama delle imprese italiane che investono a Singapore. "Sono ancora troppo pochi i big italiani che sono presenti - ha detto Federico Donato, presidente della Camera di Commercio italiana a Singapore. In Italia - ha aggiunto - l'internazionalizzazione è ancora sinonimo di esportazione. Invece - ha concluso - sarebbe necessario l'investimento diretto". "Più italiani a Singapore e piu Singapore in Italia", ha detto l'ambasciatore Raffaele Langella da poco insediato a rappresentare il nostro paese.
    "Serve un'operazione culturale - ha aggiunto - e serve che torni la presenza di Singapore nel nostro Paese. Si sta affermando l'idea - ha proseguito - che Singapore sia un partner imprescindibile e che quindi vada colmato il gap che ci separa dagli altri paesi. "E' necessario ha concluso Langella - muoversi in maniera coordinata". 
   

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