Mercoledì, 17 Ottobre 2018
SALUTE

Influenza in Sicilia da gennaio, pochi i vaccinati

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PALERMO. Il Laboratorio regionale per la sorveglianza dell’influenza e delle malattie prevenibili con la vaccinazione, diretto dal professore Francesco Vitale, ordinario di Igiene all’università di Palermo, ha da poco isolato i virus dell’influenza 2017- 2018. Ma ciò non significa che l’influenza stagionale stia già circolando tra la popolazione generale.

Lo sarà – secondo gli esperti – da metà gennaio, con un picco a febbraio e una coda ancora consistente a marzo. «Essendo mutato uno dei virus A, circolanti nella scorsa epidemia – osserva il professore Vitale – è possibile aspettarsi un agente virale di tipo più aggressivo».

Purtroppo i siciliani, ma soprattutto gli anziani, più deboli e ai quali, in particolare, è raccomandata la vaccinazione, o non percepiscono ancora la pericolosità delle epidemie influenzali o sono male consigliati, se il 90% dei 40.000 decessi, causati dall’influenza ogni anno in Europa, si manifesta tra soggetti che hanno superato i 65 anni.

La situazione siciliana, rispetto alla precedente campagna antinfluenzale, ha mostrato un miglioramento di 4 punti percentuali, ma ancora non ci siamo. Esistono difficoltà soprattutto nei grandi centri urbani. La scorsa stagione 2016-2017, la Sicilia ha vaccinato, in totale, contro l’influenza appena il 15,7 ogni 100 abitanti.

La copertura minima da raggiungere è del 75%, mentre nell’Isola, la media vaccinale, nella scorsa stagione tra le fasce di età pari o superiore ai 64 anni, raccomandata in particolare dal ministero della Salute, è stata del 53,33%. Il che significa che c’è quasi una metà di soggetti fragili che non si vaccina. Secondo dati forniti dall’assessorato regionale della Salute, l’Asp di Agrigento si è fermata al 53,30%, Caltanissetta ne ha vaccinati il 52,10, Messina il 52,61, Palermo il 57,01, Ragusa il 57, Trapani il 55,28. La migliore è stata Enna: 60,7, le peggiori Catania: 48,8 e il maggiore tasso di ricoveri ospedalieri e Siracusa: 47,6.

Le ospedalizzazioni per influenza sono state 348, così distribuite per territorio: 12 ad Agrigento, 18 a Caltanissetta, 98 a Catania, 80 a Enna, 65 a Messina, 46 a Palermo, 15 Ragusa, 3 a Siracusa, 11 a Trapani. « Nonostante i dati ancora non soddisfacenti, un piccolo passo in avanti è stato fatto. Speriamo migliori ancora nella campagna in atto, già iniziata e che si concluderà il 28 febbraio del prossimo anno», dice il dottore Mario Palermo, responsabile del Servizio 4 Igiene pubblica dell’assessorato della Salute della Regione Siciliana.

Va detto che la trasmissione dell’influenza in pazienti ospedalizzati maggiormente vulnerabili (malati oncologici, immunodepressi, in terapia intensiva) si associa a tassi di mortalità dell’ordine del 16%, che possono arrivare al 60%. Anche nel resto dei ricoverati l’influenza può avere un impatto negativo rilevante.

Da qui, l’importanza della vaccinazione nei soggetti ospedalizzati (in Sicilia piuttosto bassa) o al momento delle dimissioni, e del personale medico e paramedico delle strutture pubbliche e private. E il decreto dell’assessorato del 20 settembre scorso mette in guardia gli operatori sanitari sul fatto che la mancata offerta della vaccinazione potrebbe configurarsi come omissione di atto sanitario a carico di chi ne è responsabile e quindi perseguibile.

I vaccini disponibili sono di tipo trivalente (contiene due virus di tipo A e uno di tipo B) e quadrivalente (due virus di tipo A e due di tipo B). «Il trivalente – spiega Vitale – va utilizzato in quei soggetti con scarsa risposta immunologica, come portatori di malattia o anziani oltre i 70 anni. Il quadrivalente è più indicato in soggetti sani, come personale medico e infermieristico, bambini dai tre anni di età in poi, contatti stretti dei nuovi nati fino al sesto mese di vita e delle gestanti, anziani che non presentano alcuna patologia, mamme al secondo e terzo mese di gravidanza, familiari a contatto con soggetti a rischio, addetti ai servizi pubblici, soggetti che per motivi di lavoro sono a contatto con animali».

Per il dottore Mark Gjomarkaj del CNR, la vaccinazione con il quadrivalente è importante perché copre dai quattro tipi di virus, A e B, che generalmente circolano. La campagna vaccinale 2017- 2018 è condotta, come negli anni precedenti, in collaborazione con i medici e i pediatri di famiglia.

«Occorre far capire alle persone che vaccinarsi contro l’influenza è un atto importante, per sé e per chi sta vicino, soprattutto se soggetto debole. Va ricordato che l’immunità vaccinale avviene dopo 15 giorni, quindi non si aspetti l’ultimo giorno, il 28 febbraio», raccomanda il dottore Luigi Galvano, presidente regionale della Federazione italiana medici di medicina generale.

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