Mercoledì, 13 Dicembre 2017
ISTAT

Risale il reddito ma crescono le diseguaglianze, al Sud quasi 1 su 2 è a rischio povertà

ROMA. Al Sud e nelle Isole quasi la metà dei residenti, 46,9%, è a rischio povertà o esclusione sociale. Un dato che resta costante da anni e più elevato della media nazionale, che si attesta sul 30%, quasi uno su tre, «registrando un peggioramento rispetto all’anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%». Lo  stima l’Istat nel rapporto 2016 "Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglia".

Nel 2016 in Italia l’Istat stima in oltre 18 milioni le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Questa la traduzione in numeri assoluti di una percentuale pari al 30%. Numeri che, scrive l’Istituto di statistica, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 «ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale - precisamente pari a 18.136.663 individui -  è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto».

Il peggioramento del rischio di povertà o esclusione sociale interessa soprattutto i residenti del Nord-ovest (da 18,5% a 21,0%) per i quali cresce l’indicatore di bassa intensità lavorativa. Ma è nel Mezzogiorno, in particolare Sud e Isole, che la situazione è più preoccupante, sebbene resta più o meno costante: la percentuale di rischio è prossima a coinvolgere il 50% delle persone residenti. Si stima infatti che il 46,9% degli abitanti sia a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 25,1% del Centro, 21,0% del Nord-ovest e il 17,1% del Nord-est.

In generale, le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).

CRESCONO LE DISEGUAGLIANZE. «Una significativa e diffusa crescita  del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie"  che però si associa a «un aumento della disuguaglianza  economica» oltre che «del rischio di povertà o esclusione  sociale».

In particolare, spiega, nel 2015, "la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata». Ecco che la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è allargata.

 

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