Lunedì, 22 Ottobre 2018
LA GIORNALISTA DEL CORRIERE

Omicidio Cutuli, imputati afghani condannati a 24 anni

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Maria Grazia Cutuli

ROMA. La Corte di Assise di Roma ha condannato a 24 anni di reclusione i due afghani accusati dell'omicidio dell'inviata del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli, avvenuto il 19 novembre 2001.

La sentenza è stata emessa nei confronti di Mamur e Zar Jan, entrambi di etnia Pashtun, i quali hanno ascoltato il verdetto tramite video conferenza. Per l'agguato in cui morì l'inviata del Corriere della Sera, i due afgani stanno scontando in patria rispettivamente a 16 e 18 anni di reclusione. La corte di assise di Roma ha inflitto ai due imputati anche il risarcimento danni ai familiari della giornalista e alla Rcs per 250 mila euro.

A conclusione della requisitoria il pm Nadia Plastina aveva chiesto la condanna a 30 anni ciascuno in quanto colpevoli di omicidio e rapina. Quest'ultima accusa si riferiva al furto, insieme con altri ancora non identificati, di una radio, un computer e di una macchina fotografica appartenuti a Maria Grazia Cutuli.

Con questa sentenza "si è dato valore al lavoro svolto da una giornalista italiana che ha rappresentato l'Italia all'estero portando avanti il diritto all'informazione per il suo Paese", così l'avvocato Paola Tullier, legale di parte civile per la famiglia Cutuli. "Registriamo molto positivamente la sentenza - ha aggiunto - anche per l'importante lavoro svolto dalla Digos, dai Servizi segreti afghani, dall'Ambasciata italiana a Kabul e dalla procura di Roma".

"Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza. Certo è che i profili di diritto e di fatto da approfondire sono tantissimi" è il commento dell'avvocato Valentina Bevilacqua, legale di Mamur. "Riteniamo che questa sentenza, pur rispettandola - ha aggiunto l'avvocato Bevilacqua - e, ci tengo a dirlo con forza, essendo vicino alla famiglia della giornalista, non renda giustizia". Sia il legale di Mamur, così come l'avvocato Francesco Cutrona, difensore dell'altro imputato Zar Jan figlio, hanno anticipato che ricorreranno in appello.

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