Lunedì, 24 Settembre 2018
STATI UNITI

Uber, hackerati i dati di 57 milioni di utenti a fine 2016: "Pagato un riscatto"

WASHINGTON. Uber ha tenuto nascosto per oltre un anno di aver subito l’hackeraggio dei dati di 57 milioni di utenti nel mondo, di cui 600 mila conducenti. E, secondo Bloomberg, avrebbe preferito pagare un riscatto di 100 mila dollari agli autori del maxi furto per evitare che divulgassero la notizia.

Ad ammettere il pirataggio è stato il ceo Dara Khosrowshahi, che ha preso la guida di Uber da agosto e che ha sostenuto di aver saputo dell’incidente solo «recentemente». In particolare sono stati hackerati i nomi, le email e i numeri di telefono degli utenti, oltre ai numeri di patente dei conducenti.

Sulla base di accertamenti esterni, ha spiegato Uber, i numeri della carte di credito e dei conti bancari, i numeri della sicurezza sociale (l'equivalente del nostro codice fiscale con cui negli Usa si può rubare l’identità di una persona) e le date di nascita degli utenti non sarebbero stati piratati. Idem i percorsi dei viaggi.

Khosrowshahi ha riferito che i responsabile sono due persone che non fanno parte della società ma di cui non è stata fornita l'identità. L’incidente non ha colpito il sistema dell’impresa né la sua infrastruttura, ha assicurato. «Al momento dell’incidente abbiamo preso immediatamente le misure per mettere al sicuro i dati e mettere fine all’accesso non autorizzato. Abbiamo identificato i responsabili e ottenuto delle assicurazioni che i dati raccolti saranno distrutti», ha aggiunto.

Secondo Bloomberg l’obiettivo sarebbe stato raggiunto pagando il «riscatto», ma Uber non conferma.
Il ceo garantisce inoltre che la società ha «messo in atto delle misure di sicurezza per limitare l’accesso e rinforzare i controlli della banca dati», nonchè dei conti interessati dalla violazione. Khosrowshahi ha ammesso che Uber ha sbagliato nel non informare subito le vittime del pirataggio informatico e le autorità, riaprendo il dibattito sulla sicurezza e la trasparenza di tutte le società che gestiscono milioni di dati personali.

Gli Usa hanno subito numerosi hackeraggi negli ultimi anni, dal maxi attacco del 2013 a Yahoo (3 miliardi di account trafugati) a quello dello scorso settembre contro Equifax (oltre 145 milioni di clienti americani, canadesi e britannici. In mezzo quelli ai danni della Nsa e del partito democratico, con il sospetto coinvolgimento dei servizi segreti russi.

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