Martedì, 17 Luglio 2018
AFRICA

Il presidente Mugabe lascia dopo 37 anni: finisce un'epoca per lo Zimbabwe

Sicilia, Mondo
In Zimbabwe la folla festeggia le dimissioni di Mugabe - Ansa

IL CAIRO. E’ finita un’epoca per un pezzo d’Africa: lo Zimbabwe non è più sinonimo di Robert Mugabe, come lo è stato per 37 anni. Il 93enne eterno presidente-autocrate, il più anziano capo di Stato del mondo, alla fine si è dimesso. E il golpe avviato dai militari ha avuto un esito formalmente costituzionale.

In attesa dell’arrivo del «coccodrillo», il vicepresidente Emmerson Mnangagwa silurato da Mugabe qualche settimana fa e ora acclamato come il nuovo leader, ad Harare è esplosa la festa, chiassosa e colorata come solo in Africa sanno essere i tripudi.

«Io, Robert Gabriel Mugabe, ai sensi dell’articolo 96 della Costituzione dello Zimbabwe, qui formalmente presento le mie dimissioni, con effetto immediato», è stato lo storico passaggio della lettera dell’ormai ex presidente letta in parlamento, dove erano appena cominciate le procedure per un impeachment che si preannunciava lampo. Del resto Mugabe, tenuto dalla settimana scorsa in informali ma reali arresti domiciliari dai militari, era stato abbandonato da tutto il suo partito, lo Zanu-Pf, e osteggiato dalla popolazione che sabato è scesa massicciamente in strada chiedendone le dimissioni.

In ossequio al volere dei militari, che fin dall’intervento del 14 e 15 novembre avevano sottolineato di non voler compiere un golpe cruento per evitare allo Zimbabwe attriti con i paesi vicini, Mugabe nella lettera ha sostenuto di dimettersi volontariamente per assicurare un «trasferimento non-violento dei poteri». «L'eroe di guerra diventato brutale autocrate», come l’ha definito la Cnn, il presidente che sosteneva che «solo Dio» avrebbe potuto rimuoverlo dall’incarico ha auspicato l'insediamento del proprio successore «non più tardi di domani».

L’attesa è tutta dunque per la ricomparsa in pubblico di Mnangagwa, l’ex braccio destro di Mugabe detto il "coccodrillo" fra l’altro per la sua abilità nel muoversi nelle acque torbide della politica dello Zimbabwe: in passato come ministro della Giustizia e Difesa, ma anche della famigerata Sicurezza dello Stato.

L’ex veterano della guerra di liberazione dall’oppressione dei bianchi era riparato all’estero temendo per la propria vita dopo essere stato silurato da Mugabe il 6 novembre con l’intento di togliere di mezzo il più pericoloso rivale a una successione semi-dinastica promessa alla moglie ex-dattilografa di 42 anni più giovane, Grace. L’ex first lady è sparita dalla circolazione fin dalla settimana scorsa.

Mnangagwa, cui si ascrive in maniera pur controversa la strage di Gukurahundi con migliaia di morti negli anni Ottanta, è sostenuto dai militari ed è stato colpito da sanzioni Usa. Boris Johnson, il ministro degli Esteri dell’ex potenza coloniale britannica, oltre a salutare questo come «un momento di speranza», ha auspicato che la transizione non sia «da un potere dispotico ad un altro». Mentre gli Usa hanno chiesto "elezioni libere».

Lo Zimbabwe, ex Rhodesia, comunque sembra appoggiarlo per reazione al «dinosauro» Mugabe e al suo regime connotato da economia allo sbando, malgoverno e violazioni dei diritti umani. Violenze che si teme possano avvenire ora per vendette private, covate negli anni di regime e contro cui i militari mettono in guardia perché non saranno tollerate.

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